di Laura Baldelli
Se nascono i diletti. Fantasia dorica di Vivaldi è il primo romanzo di Marco Salvarani, già docente di Storia della musica e metodologia della ricerca storico-musicale al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro e alle università di Urbino e Macerata, ma anche musicista e saggista di studi storico-musicologici.
Un esordio che sceglie il genere del romanzo storico verosimile e merita attenzione per la prosa raffinata e colta per la scelta lessicale, ma anche attenta alla composizione della frase mai scontata, mai appesantita dalla verosimiglianza della lingua storica del Settecento: una lingua che entra negli umori e nel sentimento dell’epoca, rispettandone il vissuto temporale perché, nel racconto di vita, c’è il tempo musicale con l’adagio, l’allegro, l’andante, il grave, il vivace nelle loro molteplici sfumature.
La musica è senz’altro il movente della narrazione, ma si interseca con altre arti come la pittura, ma soprattutto l’architettura, coinvolgendo, in un dialogo impossibile, Vivaldi e Vanvitelli. Un’immersione nel passato che solo la conoscenza della storia e delle arti può suggestionare, dove le frasi si trasformano in immagini e suoni. L’autore ci racconta anche di un passato storico-artistico occultato e dimenticato, che ha riguardato le donne, ostacolate nel dedicarsi all’arte come professione; inoltre, Salvarani si sofferma con nuovo sguardo alla vita monacale, rifuggendo il luogo comune creato con La monaca di Monza, monacata per forza, mentre la verità è che spesso i conventi erano luoghi in cui si produceva musica e pittura: luoghi che ancora oggi ci rivelano scoperte artistiche che onorano le donne.
L’ambientazione nella città di Ancona in epoca pontificia è un omaggio al luogo, alla storia delle Marche, la regione con più teatri, tutti costruiti tra il Settecento e l’Ottocento. Infatti, la storia si intreccia intorno alla riapertura del teatro cittadino, la Fenice, costruito al porto, grazie all’intervento della municipalità e dei cittadini: non solo diletto, ma attività economica a tutti gli effetti.
Siamo ancora nell’epoca del teatro musicale, risuonano Metastasio e il melodramma, ma soprattutto Vivaldi, come anticipa il titolo, chiamato in città per un nuovo spettacolo, addirittura con la presenza anche delle cantanti, un mestiere ancora ostacolato per questioni morali. Un avvenimento che si intreccia con l’economia dei commerci del luogo e un nuovo disegno urbanistico della città che aveva chiamato il più grande architetto del secolo, il Vanvitelli.

Il richiamo al presente, contemporaneo, è forte per un lettore anconetano: oggi si vuole cancellare quel porto disegnato e contrassegnato da grandi monumenti come il Lazzaretto, l’arco romano di Traiano e la porta d’entrata della città, l’arco Clementino sul molo Clementino, dedicati al papa Clemente XII, per attrezzarlo, invece, a ricevere grandi navi crociera, dimenticando le scelte tecniche del Vanvitelli che non erano solo artistiche ed estetiche, bensì si preoccupavano della protezione degli ormeggi dai venti e dalle correnti.
Oggi, questi giganti del mare precludono la bellezza dei punti forti della città, i belvedere, ma soprattutto mettono in pericolo la salute dei cittadini con le emissioni dei carburanti tossici.
Mala tempora currunt.
Il romanzo prende forma con un’intrigante storia di un misterioso conte protagonista degli eventi, in perfetto stile da melodramma, che appassionerà il lettore. Vivaldi è come una melodia di sottofondo che l’immaginazione evoca durante la lettura; infatti, Salvarani evita la morbosità che molti romanzi, ispirati alla vita del musicista, focalizzati intorno a fantasticherie generate dal suo lavoro con le donne musiciste e cantanti.
Una menzione va anche alla piccola ma raffinata casa editrice di Macerata, ev, da e-volvere, fondata da tre donne di cultura: Stefania Monteverde, Lucia Tancredi, Marina Peral Sanchez.
Concediamoci un “diletto” tra questi eventi drammatici d’inizio d’anno e che il passato c’insegni come un tempo.







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