“Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità”

“Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità”

di Pietro Terzan

 

Uno scritto ormai quasi dimenticato di Lenin ci fornisce utili strumenti di analisi del presente. 

 

Alla vigilia della grande guerra imperialista, che analizzò e interpretò in modo tanto rivoluzionario da contribuire notevolmente a sconvolgere il mondo, Lenin era in esilio, lontano da anni da casa e a migliaia di chilometri dalla sua patria. Giunto a Parigi all’alba del 1914, per squisite questioni politiche, riunioni, relazioni e comizi, presto si spostò a Bruxelles, muovendosi poi a Liegi, Lipsia e Cracovia, tenendo una serie di conferenze. La contraddizione principale era rivolta alla questione nazionale, sui quali scogli si frantumò la II Internazionale, scivolando nel pantano delle trincee, reggendo le maschere alle proprie borghesie e facendo il gioco del capitalismo internazionale. In questo periodo dove il bolscevismo era in netta ripresa e molto attivo, alcune frecce affilate furono scagliate contro varie tendenze opportunistiche che infestavano il movimento dei lavoratori. Proprio quando si trasferì momentaneamente in Galizia, dove negli anni successivi fu versato, per le mire dei ricchi padroni, così tanto sangue del proletariato da inzuppare completamente la terra, precisamente a Poronin, il faro della Rivoluzione d’Ottobre, scrisse un articolo ormai quasi dimenticato: Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità. Perché questo impolverato, ma fine e tagliente scritto del maggio 1914, pubblicato in «Prosvestcenie», n. 5, è ancora oggi in qualche modo attuale? Ci sono vecchie storie che rimangono sempre nuove. “I problemi del movimento operaio contemporaneo sono, per molti aspetti, problemi scottanti, soprattutto per coloro che ieri (cioè nella fase storica che sta per concludersi) erano i rappresentanti del movimento stesso. Tra questi problemi rientrano anzitutto quelli del cosiddetto frazionismo, della scissione ecc. Non di rado gli intellettuali che militano nel movimento operaio, eccitati, nervosi, supplicano quasi istericamente di non sollevare questioni tanto scottanti”1.

Questi pensieri sono stati scritti adesso o più di cento anni fa? Difficile a dirsi, questioni che bruciano oggi come ieri. Ricordare questa scheggia storica, può aiutare a orientarsi in un periodo di ritirata generale e di stoica resistenza. Il frangente storico che parte dalla fine dell’Unione Sovietica e arriva ai giorni nostri è stato contraddistinto da un estremo frazionismo, da un’ipertendenza alla scissione, da una vera e propria frammentazione e atomizzazione del comunismo, in particolar modo in Occidente.

 

“La ‘rivista operaia’ di Trockij [«Borba», autodefinita ‘non frazionistica’] è la rivista pubblicata da Trockij per gli operai, perché in essa non vi è traccia alcuna né d’iniziativa operaia né di collegamento con le organizzazioni operaie. Trockij si studia di essere popolare, e nella sua rivista per gli operai spiega ai lettori le parole: ‘territorio’, ‘fattore’ ecc.

Molto bene. Ma perché non spiegare agli operai anche le parole: ‘non frazionistico’? Forse queste parole sono più chiare delle parole ‘territorio’ e ‘fattore’?

No. Non è questo. La ragione è che, servendosi dell’etichetta: ‘non frazionistico’, i peggiori rappresentanti dei peggiori residui dello spirito frazionistico ingannano la giovane generazione operaia. Vale la pena di indugiare su quest’affermazione per spiegarla.

Il ‘frazionismo’ è la principale caratteristica del partito socialdemocratico in un periodo storico determinato. Quale? Dal 1903 al 1911”2.

 

La frammentazione e l’atomizzazione sono certamente tra le principali caratteristiche del comunismo italiano dalla svolta della Bolognina del 1991 al 2025. Molte volte in questo lasso di tempo è stata chiamata l’adunata dell’unità, in tante maniere diverse si è sbandierata la lotta contro il frazionismo e le scissioni. Tante frasi sonore e vuote, del tipo che piacevano a Trockij. L’analisi storica di Lenin, come al solito lucida e puntuale, è in questo caso un po’ troppo distante. Il suo metodo filosofico-politico, il materialismo dialettico3, risulta invece sempre una fonte preziosa di strumenti e spunti. Come convincere i tanti disillusi, i giovani sfruttati, i proletari che questa volta sarà diverso? Che non saranno le solite parole al vento? Che non sarà l’ennesimo e ininfluente partito comunista nell’epoca della dittatura liberale aperta e sempre più sfacciata?

Innanzitutto, non veniamo a propinare parole, ma fatti. La volontà di sciogliere definitivamente le proprie organizzazioni, Resistenza popolare e Movimento per la rinascita comunista, per fondere insieme un nuovo soggetto, processo complesso e difficile, certamente non privo di ostacoli, sommato alla via correttamente seguita del centralismo democratico, sono segnali inequivocabili e confortanti. Il fallimento potrà bussare nuovamente alle nostre porte, ma lotteremo ancora, perché non abbiamo già perso, perché ricominceremo da capo.

Torniamo all’interessantissimo pezzo di Lenin. In un momento storico in cui non pullulavano i partiti, ma non mancavano di certo le frazioni, c’era chi come Trockij predicava l’unità comportandosi invece come i “peggiori residui del frazionismo”.

 

“Pur essendo a parole estraneo alle frazioni, Trockij – tutti quelli che conoscono un poco il movimento operaio russo lo sanno – è il rappresentante della ‘frazione di Trockij’. In questo caso, si tratta veramente di frazionismo, perché ne constatiamo le due caratteristiche essenziali: 1) il riconoscimento verbale dell’unità e 2) il separatismo reale del gruppo. […] Ma Trockij non ha nessun programma politico e ideologico preciso, perché la patente di ‘non-frazionismo’ significa solo (lo vedremo subito, più minuziosamente) che si ha la completa libertà di svolazzare da una frazione all’altra e viceversa.

In conclusione:

  1. Trockij non spiega e non comprende il significato storico delle divergenze ideali tra le correnti e le frazioni del marxismo, benché queste divergenze riempiano vent’anni di storia della socialdemocrazia e riguardino le questioni essenziali del momento attuale (come dimostreremo in seguito);
  2. Trockij non ha capito le caratteristiche fondamentali del frazionismo come riconoscimento verbale dell’unità e divisione reale;
  3. sotto la bandiera del ‘non-frazionismo’, Trockij difende una delle frazioni dell’emigrazione particolarmente povera di idee e priva di importanza nel movimento operaio di Russia.

Non è tutt’oro quel che luce. Le frasi di Trockij scintillano e suonano molto, ma sono vuote”4.

 

Quanti gruppi, movimenti, partiti, singoli, coppie, ecc. in Italia hanno manifestato le due caratteristiche essenziali attribuite da Lenin a Trockij? Cioè, il fatto di riconoscere a parole l’esigenza dell’unità, ma lavorare per le divisioni nella pratica! Troppi, veramente troppi!5. Tramite la praxis bisognerà dimostrare il contrario. In un periodo di grande incertezza, dove i venti di guerra soffiano in maniera inaudita, dove la crisi dell’imperialismo è entrata in una nuova fase e il declino del vecchio mondo è sotto gli occhi di chi riesce a vedere nelle tenebre il nuovo e che deve assolutamente svegliare chi ancor dorme … C’è assoluto bisogno di una reale unità dei comunisti.

“Ci si obietterà: ‘Se tra voi pravdisti non c’è frazionismo, cioè riconoscimento verbale dell’unità e divisione reale, c’è qualcosa di peggio: lo ‘scissionismo’. Così parla Trockij che, non sapendo approfondire le sue idee e connettere le sue frasi, ora vocifera contro il frazionismo, ora grida: ‘La scissione fa, una dopo l’altra, delle conquiste che equivalgono a suicidi’ (n. 1, p. 6). Quest’affermazione non può avere che un significato: ‘I pravdisti fanno una conquista dopo l’altra’ (è un fatto obiettivo, che può essere controllato e che è stabilito dallo studio del movimento operaio di massa in Russia negli anni, per esempio, 1912 e 1913), ma io, Trockij, condanno i pravdisti: (1) come scissionisti e (2) come fautori di una politica suicida. Vediamo che cosa vuol dire tutto ciò. Innanzi tutto ringraziamo Trockij: non molto tempo addietro (dall’agosto 1912 al febbraio 1914) egli seguiva F. Dan, che, com’è noto, minacciava di ‘uccidere’ la corrente antiliquidatrice e faceva appello agli altri perché lo aiutassero. Oggi Trockij non minaccia di ‘uccidere’ la nostra tendenza politica (e il nostro partito: non arrabbiatevi, cittadino Trockij, perché è la verità!), ma profetizza, soltanto che essa si ucciderà da sé. È molto meno brutale, non è vero? È quasi ‘non frazionistico’, non è così? Ma non scherziamo oltre (per quanto lo scherzo sia il solo modo di rispondere cortesemente alle chiacchere insopportabili di Trockij). ‘Suicidio’ è puramente e semplicemente una frase, una frase vuota, è ‘trotskismo’. L’accusa di scissionismo è un’accusa politica seria. Questa accusa viene ripetuta in mille modi contro di noi sia dai liquidatori [corrente menscevica] che dall’insieme dei gruppi succitati, i quali, dal punto di vista di Parigi e di Vienna [l’emigrazione socialdemocratica russa], esistono incontestabilmente. E tutti costoro ripetono quest’accusa politica seria con una leggerezza stupefacente. Guardate Trockij. Ha riconosciuto che ‘la scissione fa (leggete: i pravdisti fanno), l’una dopo l’altra, delle conquiste che equivalgono a suicidi’. E aggiunge: ‘Numerosi operai d’avanguardia, del tutto disorientati politicamente, non di rado diventano anch’essi agenti attivi della scissione’ (n. 1, p. 6)”6.

Quanti, purtroppo, si sono comportati e si comportano come Trockij?7. Questo non dovrà essere il nostro caso.

“Questa spiegazione è incontestabilmente molto lusinghiera per Trockij, per tutte le cinque frazioni dell’emigrazione e per i liquidatori. Trockij è molto propenso a spiegare i fenomeni storici in modo lusinghiero per sé, assumendo il tono di ‘un profondo competente’ e servendosi di frasi pompose e sonore. Se ‘numerosi operai d’avanguardia’ diventano ‘agenti attivi’ di una linea politica che non concorda con quella di Trockij, quest’ultimo risolve la questione nettamente e brutalmente, senza imbarazzo, dicendo: quegli operai d’avanguardia sono ‘del tutto disorientati politicamente’, mentre lui, Trockij, è evidentemente assai ben ferrato in politica e segue una linea politica chiara e giusta! Poi, lo stesso Trockij, battendosi il petto, lancia fulmini contro il frazionismo, contro lo spirito di gruppo, contro gli intellettuali che impongono la loro volontà agli operai!

Quando si leggono affermazioni di questo genere, ci si domanda involontariamente se esse non provengano da un manicomio”8.

 

Continuando ad affrontare il problema della scissione, Lenin, con dati di fatto politici e storici, evidenziava, al di là di ogni possibile dubbio, i successi bolscevichi, esponenti della reale unità operaia, nei confronti dei liquidatori menscevichi e concludeva il capitolo e il ragionamento mostrando come l’apparente intento non frazionistico di Trockij fosse solo una forma di concreto scissionismo, “la più impudente violazione della volontà della maggioranza degli operai”9.

Straordinari i successivi paragrafi, dove veniva affrontata la disgregazione del blocco d’agosto e l’impossibilità di lavorare insieme ai liquidatori, tentativo fallimentare, previsto nell’esito dai bolscevichi, da parte di vari gruppi di conciliatori socialdemocratici russi. I consigli di un conciliatore ai “sette” e Le idee liquidatrici di Trockij, ultimi due capitoletti, ugualmente densi di significato, si allontanano, però, dal nostro obiettivo di ragionare sull’unità dei comunisti. L’articolo merita in ogni caso una lettura integrale, che consigliamo vivamente10.

La nostra prova è un inizio di una controtendenza alla frammentazione e all’atomizzazione della galassia dei comunisti italiani, dobbiamo lottare in questa direzione, utilizzare le nostre energie e prepararci alle innumerevoli battaglie future. Dobbiamo lavorare allo stesso tempo a un ampio fronte antiimperialista. Il nostro tentativo non potrà di certo essere tacciato di settarismo, frazionismo o inutilità. Non vogliamo creare un’organizzazione politica isolata, né dal popolo lavoratore, né dagli altri militanti e organizzazioni comuniste e antiimperialiste. Il nostro programma politico e ideologico è chiaro e ben definito, come dimostreremo al Congresso di Roma del 24 gennaio 2026.

Chiudo con un’ultima brillante citazione di Lenin direttamente da questa storia comunista:

“I vecchi militanti del movimento marxista in Russia conoscono bene la figura di Trockij, e per loro non vale la pena di parlarne. Ma la giovane generazione operaia non conosce questa figura, ed è necessario parlargliene, perché si tratta di una figura tipica per tutti i cinque gruppetti dell’emigrazione, che di fatto oscillano tra i liquidatori e il partito.

Al tempo della vecchia «Iskra» (1901-1903), questi individui esitanti, che passavano dagli economisti agli iskristi, e viceversa, furono soprannominati ‘transfughi di Tušino’ (si chiamavano così in Russia al tempo dei torbidi i guerrieri che passavano da un campo all’altro).

Quando parliamo del liquidatorismo, ci riferiamo a una corrente ideologica determinata, che si è formata nel corso di parecchi anni, che, nella storia ventennale del marxismo, ha messo le sue radici nel ‘menscevismo’ e nell’‘economismo’ e che si è legata alla politica e all’ideologia di una classe determinata, la borghesia liberale. I ‘transfughi di Tušino’ si dicono al disopra delle frazioni solamente perché ‘prendono in prestito’ oggi le idee di una frazione, domani quelle di un’altra. Nel 1901-1903, Trockij è un iskrista feroce, e Rjazanov ha detto di lui che al congresso del 1903 è stato il ‘randello di Lenin’. Alla fine del 1903, Trockij diventa un feroce menscevico, cioè un transfuga passato dagli iskristi agli ‘economisti’; egli proclama che ‘tra la vecchia e la nuova «Iskra» vi è un abisso’. Nel 1904-1905 abbandona i menscevichi e assume una posizione incerta, ora collaborando con Martynov (un ‘economista’) ora proclamando l’assurdamente sinistra teoria della ‘rivoluzione permanente’. Nel 1906-1907 si avvicina ai bolscevichi e nella primavera del 1907 si proclama d’accordo con Rosa Luxemburg.

Nel periodo della disgregazione, dopo lunghe esitazioni ‘non frazionistiche’, si volge di nuovo a destra e, nell’agosto 1912, partecipa al blocco con i liquidatori. Oggi li abbandona nuovamente, ma in sostanza ne ripete le ideuzze.

Questi tipi sono caratteristici, come residui delle formazioni storiche di ieri, dei tempi in cui il movimento operaio di massa in Russia dormiva ancora, e ogni gruppetto poteva ‘liberamente’ farsi passare per una corrente, gruppo o frazione, in una parola per una ‘potenza’ che discute di unità con le altre.

La giovane generazione operaia deve saper bene con chi ha a che fare, quando ascolta le pretese inverosimili di gente che si rifiuta assolutamente di tener conto sia delle risoluzioni del partito, le quali fin dal 1908 hanno fissato e definito l’atteggiamento da assumere verso il liquidatorismo, sia dell’esperienza del movimento operaio russo contemporaneo, che ha creato praticamente l’unità della maggioranza sulla base della completa accettazione di queste deliberazioni”11.




Note:

1 Lenin V. I., Opere complete, XX, Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità, Roma, Editori Riuniti, 1966, pag. 311.
2 Ibid., pag. 312.
3 A tal proposito segnaliamo un’opera teorica a più mani su Marx e il materialismo dialettico pubblicata gratuitamente su vari siti, primo capitolo di un’impresa collettiva che mira a far riscoprire il materialismo dialettico e a mostrare la sua creatività antidogmatica ancora intatta. Nota positiva unitaria di questo lavoro è sicuramente la collaborazione di compagni di diversa appartenenza politica. Si veda intellettualecollettivo.it/marx-e-il-materialismo-dialettico/
4 Lenin V. I., Come si viola l’unità, pp. 314-315.
5 Si veda a mo’ di esempio la seguente ricostruzione dei partiti e degli organismi della galassia comunista italiana nati per scissione dal PRC: nuovopci.it/dfa/2024/138/avvnav138.html
6 Lenin V. I., Come si viola l’unità, pp. 315-316.
7 Per chi non è ancora convinto del ruolo nefasto di Trockij e delle sue idee nella storia del marxismo e del movimento comunista internazionale, studi il poderoso lavoro dello storico Grover Furr. Una sintetica panoramica delle sue ricerche si può trovare in una recente opera collettiva su Stalin: intellettualecollettivo.it/sul-compagno-stalin/. Si veda anche la nuova edizione di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli, Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti, Milano, Pgreco editore, 2025.
8 Lenin V. I., Come si viola l’unità, pp.317-318.
9 Ibid., pag. 320.
10 Per comodità si veda paginerosse.wordpress.com/2012/09/04/v-i-lenin-come-si-viola-lunita-gridando-che-si- cerca-lunita/
11 Lenin V. I., Come si viola l’unità, pp. 329-330.

 

Immagine: Vladimir Lenin, Public domain, via Wikimedia Commons

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