Una rivoluzione meridiana

Una rivoluzione meridiana

di Gianfranco Cordì

“Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo: restituire al sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompendo una lunga sequenza in cui esso è stato pensato da altri”, ha scritto il sociologo Franco Cassano facendo riferimento al sud Italia. Ovviamente, il discorso vale per tutti i sud del mondo. Globalizzazione ha sempre voluto dire che al posto della partizione Est-Ovest (della Guerra Fredda), adesso ci si è proposta quella tra Nord e Sud. Insomma da una suddivisione orizzontale si è passati a una verticale. Ma se l’Occidente, oggi, non sta bene, paradossalmente, nella loro precaria situazione, i sud del mondo vogliono dire la loro. A Tianjin si sono, infatti, incontrati Putin, Xi Jinping, Modi e altri capi di stato e di governo dei 10 stati membri e dei 16 osservatori durante il vertice della Sco (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai). Una rivoluzione meridiana, insomma. Restituire ai sud del mondo “l’antica dignità di soggetto”. Dentro la globalizzazione tutto era uguale a tutto; qualsiasi soggetto era uguale a qualsiasi altro soggetto. Se privilegi il globale, il particolare va a farsi benedire. Il divario, non solo digitale, tra il Nord e il Sud del mondo era soprattutto economico. E conseguentemente: culturale, di mentalità, di tradizioni, di scopi e interessi nella vita. Adesso, il leader nordocoeraeno Kim Jong-un è arrivato in treno, i perdenti del nuovo villaggio globale (come diceva Jean Baudrillard: “Quelli che nel piatto della bilancia mettono il peso più grande: la loro stessa vita”, la loro esistenza) rivendicano l’apertura di uno spazio “altro” rispetto all’Occidente ma non in termini di un rinnovato bipolarismo. Usa-Urss non è più fabbricabile. In termini di un multilateralismo, di un sistema multipolare all’interno del quale non solo l’Occidente possa pensarsi come soggetto ma anche tutti i Sud del mondo. L’idea è quella di una via d’uscita dalle secche del pensiero unico e del Washington consensus attraverso la messa in opera di una griglia (o di una rete) fatta di tanti poli/nodi. Una vera e propria ragnatela geopolitica. All’interno di essa, ogni soggetto, quasi come una monade leibniziana, è non solo in grado di pensarsi in quanto soggetto ma anche di governarsi. Evidentemente, le relazione internazionali, gli accordi bilaterali eccetera continueranno ad esistere. Una rete pluralista, insomma e complessa come complessi sono i tempi che stiamo vivendo. La questione che rimane aperta è se questa rivoluzione meridiana è o non è la risposta giusta al conflitto armato Russia-Ucraina, all’aggressione e al genocidio del popolo palestinese da parte di Israele, alla crisi economica, alle diseguaglianze, alla grande crisi culturale che attraversa il Pianeta? Tornare al passato, lo abbiamo detto, non si può. Se un nuovo Congresso di Vienna ristabilisse i confini e le governance che c’erano prima del 1989 tutto ciò durerebbe poco. Al 1815 è seguito il 1848 e quindi alla nascita del problema sociale e allo sviluppo degli Stati-Nazione. Dunque occorre fabbricare il futuro. Attraverso una scacchiera nella quale i quadrati bianchi e neri hanno tutti la stessa importanza. Uscire dalla verticalità con una nuova orizzontalità, non più bipolare ma molteplice. Un rapporto paritario tra soggetti in grado di pensarsi liberi e indipendenti. Solo la storia ci dirà se questo progetto andrà in porto e che valore, effettivamente, esso possa avere. L’Occidente era tramontato già nel 1918, secondo Oswald Spengler. I paesi poveri non hanno la forza di resistere e, a quanto pare, neanche quella di esistere. Il cambiamento più rilevante da quando si sono imposte le riforme liberiste di Ronald Reagan e Margaret Thatcher è stato “Tutto alle imprese, niente allo Stato” e, come ha affermato una volta la Thatcher stessa: “La società non esiste”. Per cui questa, per ora provvisoria e frammentata proposta dei paesi dello Sco, vorrebbe insidiare quel primato dell’economia che ha reso gli Stati notai che attestano solamente movimento di Borsa e delle agenzie di rating. Dunque, non solo un momento nel quale il soggetto (emarginato) è capace di pensarsi ma un momento nel quale tutti i sud del mondo propongono una specie di New Economy, dei poveri appunto. Se un ritorno all’economia centralmente pianificata dall’alto, come ai tempi dell’Urss, appare improbabile, è anche vero che questa nuova economia (diciamo così: proletaria) appare quasi come autarchica, almeno nelle intenzioni. Centrare l’attenzione su soggetto, farlo capace di governarsi, di legiferare e di sviluppare una propria economia. E questo in un contesto multipolare: ogni altro soggetto fa lo stesso. Isole. Per adesso l’accordo tra Cina, Russia e Corea del Nord è di tipo soltanto militare. Ma la multipolarità non costituisce un assetto «altro» rispetto all’Occidente capitalista. Costituisce, invece, il segnale (a passo di gambero; ovvero: quando realmente sarà in atto, e se lo sarà) della nascita di un’alternativa. Il fatto che Putin, Xi e Kim Jong-sun abbiamo, comunque, stretto un alleanza vuole dire che, dal momento della parata in Piazza Tienanmen, l’alternativa c’è. Il capitalismo era troppo solo nel pianeta. Paesi sviluppati, paesi in via di Sviluppo, Paesi in transizione verso lo sviluppo capitalistico. Effettivamente il capitalismo si sentiva troppo solo. Putin, Xi e Kim non lo potevano deludere. Gli hanno dato un’alternativa. Pure ai condannati alla sedia elettrica è concessa la possibilità della grazia, se il Presidente firma. Ora finalmente il capitalismo non è più solo. Non farà brutti pensieri. Non si deprimerà. Anche Adamo a un certo punto ha avuto la sua Eva. Nessun uomo è un’isola ha scritto Thomas Merton. Neppure gli Stati, lo sono. Nel sistema multipolare ci sarà la possibilità di un’alternativa. In fondo l’alleanza della Piazza Tienanmen conferma pienamente il titolo di un romanzo di Michel Houellebecq: La possibilità di un’isola. Stare troppo soli fa male; a volte non si vedono vie d’uscita. In questo caso, la via d’uscita, finalmente, si vede!

Immagine: mappa del Sud globale tratta dal sito internet «Geoconfluences», inserita nell’articolo di Vincent Capdepuy, intitolato Le Sud global, un nouvel acteur de la géopolitique mondiale? (25/09/2023)

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