La guerra economica contro i lavoratori, conferenza a Minsk

La guerra economica contro i lavoratori, conferenza a Minsk

di Gianmarco Pisa

La guerra del capitale colpisce i lavoratori e le lavoratrici della stessa metropoli capitalistica, sottoposti a crescenti processi di privatizzazione, esternalizzazione, spoliazione, dove cresce l’aggressione di classe contro il lavoro, si riducono le protezioni e le tutele, viene smantellato lo stato sociale a fronte di una crescente spirale di militarizzazione, spesa militare e controllo sociale, il ruolo delle forze del lavoro è sempre più minacciato, la centralità stessa dei lavoratori, fondamento della produzione di valore sociale e culturale, sempre più violentemente messa ai margini.

Si è svolto a Minsk, capitale della Repubblica di Bielorussia, lo scorso 11 dicembre, il forum internazionale sul tema, strategico e cruciale nel tempo presente della guerra multidimensionale e della rinnovata aggressività imperialista, de “Le moderne sfide economiche e il loro impatto sul lavoro e la situazione socioeconomica dei lavoratori”. Si è trattato di una notevole, importantissima, iniziativa politica e sindacale cui hanno partecipato rappresentanti sindacali di 27 paesi, provenienti dalle più diverse latitudini, che hanno discusso e approfondito, e infine approvato, una dichiarazione finale, intorno alle diverse forme e ai vari aspetti dell’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali, in particolare sui diritti dei lavoratori, sullo sviluppo sostenibile dei paesi e sulla sicurezza globale, nonché sull’erosione dei diritti e delle tutele dei lavoratori nel contesto della digitalizzazione economica e dell’avanzata dell’intelligenza artificiale, e sulla rapida espansione di forme di lavoro non standard, nonché della necessità di sforzi consolidati da parte del movimento sindacale globale per proteggere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in queste circostanze.

Si tratta di una discussione di particolare importanza a livello internazionale, che non riguarda solo i lavoratori e le lavoratrici dei paesi sotto attacco diretto dell’imperialismo occidentale o sottoposti a regimi sanzionatori arbitrari. Da un lato, infatti, l’aggressione dell’imperialismo e la violenta offensiva del capitale finanziario, nelle moderne forme che già sono da più parti definite “tecnofeudali” per la loro appropriazione dei più moderni avanzamenti della tecnologia e per la loro torsione, in regime capitalistico, contro i diritti dei lavoratori e la centralità della classe, puntano esattamente a dividere e confondere, a disgregare l’unità di classe a livello nazionale e internazionale e a colonizzare l’immaginario pubblico, disorientando la lotta dei lavoratori rispetto ai loro obiettivi propri, sia a livello sociale, sia di carattere politico. Dall’altro, la medesima offensiva colpisce in maniera evidente i lavoratori e le lavoratrici della stessa metropoli capitalistica, sottoposti a crescenti processi di privatizzazione, esternalizzazione, spoliazione, dove cresce l’aggressione di classe contro il lavoro, si riducono le protezioni e le tutele, viene smantellato lo stato sociale a fronte di una crescente spirale di militarizzazione, spesa militare e controllo sociale, il ruolo delle forze del lavoro è sempre più fortemente minacciato, la centralità stessa dei lavoratori e delle lavoratrici, fondamento della produzione di valore sociale e culturale, sempre più violentemente messa ai margini.

Non a caso, alla fine del forum, è stata formulata una importante dichiarazione finale. “La tendenza in costante crescita”, si legge, “a imporre sanzioni e altre restrizioni e barriere economiche da parte di un certo numero di Stati contraddice il diritto internazionale e viola gravemente il diritto fondamentale dei lavoratori al lavoro, sancito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e dalle pertinenti convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro”. Molto opportuna l’enfasi posta dalla conferenza sul fatto che l’applicazione delle misure coercitive unilaterali e delle sanzioni arbitrarie e illegittime, come vero e proprio atto di guerra economica da parte dell’imperialismo, conduce sistematicamente all’aumento della disoccupazione, alla riduzione dei salari, al deterioramento delle condizioni di lavoro e alla diffusione del lavoro povero, del lavoro informale, del lavoro precario, tendenze peraltro ampiamente note in “Occidente” e drammaticamente visibili in Italia. Oggi, in Italia, oltre 2.4 milioni di lavoratori (oltre il 10% di chi lavora), pur avendo un impiego, vivono in povertà a causa di bassi salari, contratti precari e discontinuità lavorativa; e il fenomeno è drammaticamente in crescita, con un aumento del 4% tra il 2023 e il 2024.

Le sanzioni hanno poi un impatto pesante sui diritti umani, e, in particolare, “come risultato delle sanzioni, lo sviluppo sostenibile degli Stati è generalmente compromesso e si pone una vera minaccia per la sicurezza alimentare e planetaria. Le sanzioni sono sempre un passo verso un’altra escalation. Un passo verso ulteriori sconvolgimenti sociali. La pace non può essere difesa attraverso ulteriori divisioni. Non può essere basata su guerre e blocchi economici”. Le misure coercitive unilaterali rappresentano una vera e propria arma di pressione da parte dell’imperialismo e costituiscono una grave violazione del diritto e della giustizia internazionale: un’arma di pressione con la quale, selettivamente e arbitrariamente, si colpiscono Paesi e soggetti invisi all’imperialismo occidentale e i cui effetti colpiscono pesantemente i diritti e le condizioni di vita delle popolazioni che le subiscono.

Nel suo penultimo Report (A/HRC/60/36) alle Nazioni Unite, Alena Douhan, Relatrice speciale sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali in relazione alla fruizione dei diritti umani fondamentali, presentato il 16 luglio 2025, evidenzia chiaramente (§ 3) che “i regimi sanzionatori […] producono effetti cumulativi e implicazioni più ampie per l’economia e i diritti materiali nei Paesi presi di mira […], colpendo indiscriminatamente i diritti delle persone e dei popoli, tra cui la lotta contro la povertà, il diritto alla salute, il diritto a un adeguato tenore di vita, il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, il diritto al cibo e altri diritti economici, sociali e culturali. Le sanzioni unilaterali compromettono la capacità degli Stati presi di mira di garantire i diritti umani”.

L’Atlante geopolitico delle sanzioni aggiornato dall’Osservatorio Venezuelano Antibloqueo mostra, a propria volta, come ad oggi, “settembre 2025, sono in vigore 37.637 misure coercitive unilaterali contro 30 Paesi, imposte da Stati Uniti, Unione Europea e alcuni altri Stati. Il 94% di queste misure (35.421) è concentrato contro nove Paesi, […] con la Russia in cima alla lista con il 76% del totale, seguita dall’Iran con l’8%, e il Venezuela come terzo Paese più sanzionato al mondo con ben 1.042 misure coercitive unilaterali”. Contro Cuba socialista, al di là del criminale bloqueo, si scagliano ben 246 misure coercitive unilaterali, tutte di imposizione Usa, mentre contro il Nicaragua sandinista si scagliano 73 misure coercitive unilaterali, imposte per l’83% dagli Usa e per il 17% dalla Ue. L’uso e l’orientamento politico di questo strumento da parte degli Usa e dei loro alleati sono evidenti.

Per questo, occorrono politiche che promuovano l’uguaglianza e lo sviluppo sostenibile e contrastino, anche sotto questo versante, l’aggressività e la guerra economica portate avanti, in primo luogo, dagli Stati Uniti e dai loro alleati: “Il movimento sindacale globale deve unirsi e agire come un fronte unito contro le misure che violano i diritti fondamentali delle persone a condizioni di lavoro giuste e favorevoli, alla libertà dalla fame, alle necessarie garanzie sociali e cure mediche, a un tenore di vita dignitoso […]. Come risultato dello sviluppo tecnologico e della crescente diffusione dell’occupazione tramite piattaforme digitali, milioni di lavoratori in tutto il mondo si trovano ad affrontare la mancanza di livelli salariali garantiti, di occupazione stabile, di congedi retribuiti, di indennità di malattia, di diritti pensionistici e di protezione in caso di infortuni sul lavoro. Ma il progresso tecnologico dovrebbe espandere le opportunità per i lavoratori, non peggiorare la loro situazione. Le nuove sfide ci obbligano a consolidare gli approcci sindacali, a rafforzare il partenariato sociale per discutere e sviluppare congiuntamente idee e principi innovativi volti a garantire le garanzie lavorative e sociali di base”. “Il nostro obiettivo”, continua la dichiarazione, “è preservare i diritti e le conquiste dei lavoratori, rafforzare la pace e il dialogo nell’interesse di tutti i popoli. La nostra voce deve essere ascoltata”.

Riferimenti:

Trade unions from 27 countries condemn sanctions in joint statement at Minsk Forum, BelTA, 12.12.2025: https://eng.belta.by/society/view/trade-unions-from-27-countries-condemn-sanctions-in-joint-statement-at-minsk-forum-174679-2025

Mapa Geopolítico de Sanciones, Observatorio Venezolano Antibloqueo, 2025: https://observatorio.gob.ve/mapa-geopolitico-sanciones

The Impact of Unilateral Coercive Measures on Economic, Labor, and Social Rights, A/HRC/60/36, 16 luglio 2025: www.ohchr.org/en/documents/thematic-reports/ahrc6036-impact-unilateral-coercive-measures-economic-labor-and-social

Immagine:

Minsk City Skyline, Palsciuk, via Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 (commons.wikimedia.org/wiki/File:Minsk_city_skyline.jpg)

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