Pcup Lazio: un monito dalla morte del giovane operaio del Colosseo

Pcup Lazio: un monito dalla morte del giovane operaio del Colosseo

Il documento del Partito Comunista di Unità Popolare del Lazio

Dalla morte del giovane operaio Andrea Moretti a Roma un monito: unirsi nella lotta contro il capitale e per i diritti dei lavoratori!

“Abbiamo sentito un tonfo, non abbiamo visto Andrea cadere di sotto, ma abbiamo capito lo stesso. Eravamo sulla stessa parete, ma dal lato opposto. Siamo corsi, lui era lì a terra, con il caschetto ancora in testa…”.

Questo è il racconto, agghiacciante, dei colleghi di Andrea Moretti, l’operaio-rocciatore di 22 anni precipitato, in un volo maledetto di 10 metri, nella notte tra il 22 ed il 23 settembre, da un’impalcatura del Colosseo e morto, anche lui, sul lavoro!

Il PCUP di Roma si stringe innanzitutto, senza un filo di retorica, ma con grande dolore, attorno alla famiglia e ai cari di Andrea, che per l’età che aveva poteva essere un figlio di tanti dirigenti e militanti comunisti, che, appunto come un figlio, oggi soffrono per la sua morte.

Ma il PCUP vuol subito affermare con forza che Andrea ha perduto tragicamente la propria vita non per il lavoro, ma sul lavoro!

C’è una immensa differenza, poiché il lavoro è necessario, e lo è anche per vivere, personalmente e socialmente. Ma si muore sul lavoro quando il lavoro, le fabbriche, imprese, le aziende edili non rispettano gli operai, i lavoratori e li mandano allo sbaraglio, nell’intento di affrettare i lavori, di sfruttare il più possibile, sino alla morte, la forza-lavoro, puntando innanzitutto all’immediato profitto!

Andrea era uno scalatore ed era un operaio-rocciatore esperto. E non è caduto nel vuoto, nel buio della notte, per un suo errore.

È caduto perché la sua imbracatura non era agganciata alla fune, e ciò può essere avvenuto per una serie di motivi (l’imperfetta manutenzione dei dispositivi di sicurezza, il lavoro notturno, i ritmi di lavoro subordinati ai tempi dettati dalla ditta d’appalto per la quale Andrea Lavorava), che tutte rimandano alla guerra che il capitale, i padroni, lanciano ogni giorno, contro gli operai, nelle fabbriche e nei cantieri.

Il PCUP fa della retorica? No! Sono i dati concreti dell’INAIL a dirci la verità: nel 2005 i morti sul lavoro sono stati 1.189 e il settore più colpito è stato quello edilizio (dove ha trovato la morte Andrea), seguito dalla manifattura e dal trasporto e magazzinaggio.

Ma davvero, come in una guerra, oltre i morti vi è un esercito di feriti, per il lavoro e, ancora sono i dati INAIL a dircelo; nel 2005 gli infortunati sono stati 519mila!

L’impresa privata italiana è abituata a sfruttare duramente i lavoratori e gode di un’impunità generale che sfocia nell’assassinio di massa, in produzione, e ciò è possibile affermarlo attraverso la lettura dei dati Eurostat del 2023, che ci dicono che l’Italia ha 2,02 morti sul lavoro su 100mila occupati, una media ben superiore a quella europea (1,63), a quella della Germania (0,71), a quella della Spagna (1,71).

La morte di Andrea al Colosseo, dunque, non è un incidente! Questa morte fa parte dell’assassinio di massa perpetrato dal capitale italiano!

Le parole retoriche, che sono anche provenute sfacciatamente dalla Meloni, non servono più, anzi sono ormai ripugnanti e sanno di falso e finzione, rispetto alla morte brutalmente concreta di Andrea e dell’esercito di lavoratori che ogni anno lasciano la loro vita sul campo per favorire il profitto!

Non è più il tempo dei necrologi, della sostanziale complicità col capitale, della moderazione sindacale e politica!

È tempo della lotta reale contro il capitale, è il tempo della riduzione dell’orario generale del lavoro, della fine dei ritmi di lavoro inumani e antioperai, è il tempo di un salario adeguato al costo della vita, il tempo di una dura lotta, sociale, politica, giuridica, contro le morti e gli infortuni sul lavoro!

È il tempo di trasformare il nostro dolore per Andrea in una lotta unitaria, operaia e di popolo, per i diritti dei lavoratori.

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