Mentre gli Stati Uniti mantengono il loro blocco economico contro Cuba, piattaforme come El Toque – che, secondo alcune ricostruzioni, riceverebbe finanziamenti dal Dipartimento di Stato e dall’Usaid – sono diventate molto influenti, plasmando i mercati valutari informali dell’isola caraibica con pesanti ricadute sull’economia nazionale. L’ultima mossa distorsiva di questi giorni da parte della piattaforma sta creando un ulteriore giro di vite, acuendo i disagi per i cubani. Per comprendere le radici e gli interessi dietro questo fenomeno, riproponiamo, per quanto datata, un’inchiesta di «Granma» che ne ricostruisce utilmente le connessioni politiche ed economiche.
La manipolazione del regime dei cambi per influire sull’aumento dei prezzi, messa in atto dalla piattaforma El Toque attraverso il suo tasso di cambio giornaliero, influenza negativamente il Pil di Cuba, ha denunciato questa settimana la piattaforma «Razones de Cuba», specializzata nello smascherare le aggressioni contro l’isola.
In una pubblicazione intitolata La historia no contada detrás de los operadores de El Toque, razones para contarlas (La storia non raccontata dietro gli operatori di El Toque, ragioni per rivelarla), si sottolinea che il tentativo del media digitale è quello di mettere in atto a Cuba la stessa strategia adottata in Venezuela o in Cile nel 1970, quando il nemico non ha agito frontalmente, ma attraverso diverse organizzazioni (think tank, gruppi di pressione, organizzazioni imprenditoriali nazionali e lobby finanziarie) per promuovere processi di destabilizzazione economica senza assumersi maggiori rischi diretti, come sostiene un articolo del media venezuelano «La Iguana».
La svalutazione del peso cubano, che El Toque cerca di potenziare, provoca, secondo le parole dell’economista venezuelana Pascualina Curcio, “l’aumento dei costi di importazione generando uno shock dell’offerta nell’economia, caratterizzato dalla diminuzione dell’offerta aggregata che si riflette in due effetti: da un lato, l’aumento dei prezzi generali e, dall’altro, la riduzione della produzione nazionale, ossia genera una stagflazione”.
Come ha fatto con DolarToday in Venezuela, il governo degli Stati Uniti finanzia “segretamente” El Toque e gioca a “scaricare la patata bollente” con il prezzo del dollaro sul mercato informale, sostiene «Razones de Cuba».
La piattaforma indica come mente dietro a Dólar Blue, DolarToday ed El Toque, Steve H. Hanke, economista statunitense e professore di economia applicata e sistemi valutari alla Johns Hopkins University di Baltimora, nel Maryland. Spiegano che Hanke, attualmente, è consigliere di Javier Milei, cosa che di per sé spiegherebbe molto di quanto sta accadendo in Argentina.
Inoltre, Hanke è noto per il suo lavoro come riformatore delle valute in Paesi di mercati emergenti ed è stato consigliere economico del presidente Ronald Reagan (1981). È stato consigliere di capi di Stato di Bulgaria (1990), Albania (1990), Bosnia ed Erzegovina (1991), Estonia (1992), Indonesia (1997), Ecuador (1995), Montenegro (1999), Kazakistan, Emirati Arabi Uniti e Giamaica, tra gli altri.
Quest’uomo è anche conosciuto per le sue conoscenze ed esperienze come “dottore del denaro” e, infatti, nel maggio 2023, il candidato alle primarie del partito democristiano venezuelano (Copei), Roberto Enríquez, annunciò di averlo nominato suo principale consigliere economico, soprattutto per la sua “formula magica” per far ripartire l’economia venezuelana in modo rapido e solido. L’applicazione, quale parte della guerra economica contro il Venezuela, di strategie finanziarie simili a quelle che ora hanno Cuba come bersaglio, è un fenomeno che la società dell’isola non deve ignorare e che, di conseguenza, merita di essere denunciato.
Attualmente, Hanke lavora come editor al «Cato Journal», pubblicazione del Cato Institute, qualificato da «Razones de Cuba» come think tank di piani neoliberisti e fabbrica di quadri generazionali che rappresenta gli interessi dell’oligarchia Koch, una delle più grandi corporation al mondo, accusata di essere uno dei principali esecutori della guerra economica contro il Venezuela.
Andando più in profondità, l’iceberg rivela dati più interessanti. Risulta che i legami dei fratelli Koch con i politici statunitensi sono più che comprovati, come il loro sostegno, tra il 2014 e il 2016, a Mike Pence, con finanziamenti per la sua campagna. Sono soliti investire in politici del Partito Repubblicano che si allineano ai loro interessi energetici e finanziari in tutta l’America Latina.
È interessante il fatto che El Toque abbia un’agenzia “creativa” con il nome Catao Estudio.
Accelerano l’aumento artificiale del dollaro
È evidente che i burattinai che muovono i fili legati a El Toque cercano di accelerare l’aumento artificiale del dollaro per arrivare all’11 luglio 2024 con un tasso di cambio informale compreso tra 480-500 pesos per dollaro, approssimativamente. Se ciò succedesse, le conseguenze per l’economia cubana sarebbero nefaste e, per i think tank delle agenzie di intelligence statunitensi, ciò creerebbe le condizioni ideali per un’esplosione sociale a Cuba, secondo «Razones de Cuba».
Il media cubano, inoltre, ha realizzato l’analisi di 900 commenti lasciati in un gruppo Facebook, a proposito di questo tema in relazione a El Toque.
Il risultato della ricerca, nella quale è stata utilizzata l’intelligenza artificiale, rivela che, sebbene alcune persone siano a favore di El Toque e sembrino apprezzarne la funzione di fonte di informazione sui tassi di cambio, la grande maggioranza esprime preoccupazioni circa la sua influenza sull’economia e sull’iperinflazione dei prezzi. Alcuni affermano esplicitamente che, secondo loro, stanno manipolando i tassi di cambio per il proprio beneficio e ci sono persino utenti che chiedono che il sito venga rimosso o bloccato.
Concludono, assicurando che questa piattaforma “è un prestanome della guerra economica che il governo statunitense ha sviluppato per oltre sei decenni contro il popolo cubano”.
Specialisti della Banca centrale di Cuba hanno spiegato, in precedenti pubblicazioni, il carattere pseudoscientifico della metodologia impiegata dal tasso di El Toque. Tra le principali distorsioni vi è l’uso di intenzioni di vendita con un’alta componente speculativa, caratteristica del mercato informale, senza un indicatore affidabile di come le transazioni vengano effettivamente eseguite, afferma un altro articolo della piattaforma smascheratrice.
A Miami, nell’ottobre 2023, il direttore di El Toque, José Jasán Nieves, ha elencato i difetti nel suo modo di operare e le sue carenze. Tra queste, ha ammesso che le informazioni raccolte non tengono conto dei gruppi in cui si realizzano le transazioni commerciali più importanti, né delle offerte pubblicate su Facebook, il social network più utilizzato dai cubani.
Schema dell’operazione di inflazione indotta
– Alterano la scala monetaria, una funzione del denaro, per incidere sui prezzi.
– C’è un effetto “prezzo” che influenza negativamente il Pil di Cuba.
– Diminuisce la quantità di Cup (peso cubano) e fa entrare l’Usd, che è ciò che si aspettano gli Usa, poiché è la loro moneta.
– Accelerano l’aumento artificiale del dollaro per arrivare all’11 luglio 2024, a partire dall’attuale tasso di crescita, a 480-500 pesos per dollaro approssimativamente. Cercano di creare disordini sociali.
– Finanziato segretamente dagli Usa, stabilisce un valore falso del Cup rispetto all’Usd. È falso il suo algoritmo, neanche DolarToday lo aveva in Venezuela.
– Non esiste giustificazione economica o politica per cui, da un giorno all’altro, debba salire il prezzo.
– Cerca di far diminuire la spesa pubblica a Cuba, la produzione nazionale e promuove la sua dollarizzazione.
– Con i suoi algoritmi, facilita la diffusione dei media da parte di gruppi cubani, precedentemente identificati tramite Big Data, nei social network.
– Nonostante i problemi economici di Cuba, i valori ascendenti dell’Usd rispondono a un’intenzionalità politica.
– La sproporzionata differenza di cambio tra il mercato ufficiale e quello informale si genera non per i bassi prezzi del primo, ma per gli alti livelli di Usd di El Toque.
– Non è il controllo o la possibile carenza statale a generare l’alto valore del tasso che offre El Toque, ma la sua visibile intenzionalità, basata su strumenti informatici di dubbia provenienza.
– Se El Toque è gestito da cubani all’estero, perché l’Ofac (Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri) non li sanziona per questa manipolazione contraria agli statuti internazionali?
– L’inflazione indotta di El Toque è un’arma di guerra della dell’intelligence degli Usa, usata precedentemente contro Nicaragua, Argentina e Venezuela.
Il tasso di cambio che quotidianamente pubblica El Toque è una manipolazione grossolana della scala monetaria per incidere sull’aumento dei prezzi, ciò influenza negativamente il Pil di Cuba.
Potrebbe sembrare una “crociata senza fondamento” di questo media, ma il fatto è che cercano di fare a Cuba la stessa cosa che in Venezuela o in Cile nel 1970: “il nemico non agisce frontalmente ma attraverso diverse organizzazioni (think tank, gruppi di pressione, organizzazioni imprenditoriali nazionali e lobby finanziarie) per promuovere processi di destabilizzazione economica senza assumersi maggiori rischi diretti”, come sostiene un articolo di «La Iguana».
Se finora non è stato chiaro ciò che stanno facendo, noi possiamo spiegarlo: svalutare il peso cubano e questo provoca che “i costi di importazione aumentano generando uno shock dell’offerta nell’economia, caratterizzato dalla diminuzione dell’offerta aggregata che si riflette in due effetti.
Da una parte, l’aumento dei prezzi generali e, dall’altra, la riduzione della produzione nazionale, ossia genera una stagflazione”, come spiega l’economista venezuelana Pascualina Curcio.
Proprio come ha fatto con DolarToday in Venezuela, il governo degli Stati Uniti finanzia “segretamente” El Toque e gioca a “scaricare la patata bollente” con il prezzo del dollaro sul mercato informale. Ma chi è la mente che sta dietro a Dólar Blue, DolarToday ed El Toque?
Traduzione di Vincenzo Paglione
Immagine: Hispalois (del escaneado), Public domain, via Wikimedia Commons







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