a cura della redazione
La poesia del mese
Futura Società inaugura un nuovo spazio, una rubrica mensile dedicata alla poesia. Non è la prima volta però che su questo giornale, su questo sito, vengono pubblicati dei versi. E già in una circostanza, come questa volta, alla poesia abbiamo affidato l’editoriale.
E’ successo il 17 maggio del 2025. Sotto il titolo Con Gaza, con la Palestina, abbiamo lasciato che fossero i versi del componimento Silenzio per Gaza di Mahmud Darwish, scritto nel 1973, a testimoniare il dramma, la tragedia dell’occupazione, della colonizzazione, l’aggressione diventata genocidio, e il martirio, la resistenza e la speranza dei palestinesi.
In quella occasione, abbiamo espresso l’intenzione di dare spazio “ai versi e ai poeti palestinesi di ieri e di oggi, nati nell’assedio, sotto le bombe di Israele, in un campo profughi o in esilio. Un modo per far conoscere un aspetto importante della cultura araba, insieme alla vita e alla sofferenza del popolo di Palestina, la cui terra e le cui esistenze sono usurpate da 77 anni con feroce violenza dai sionisti”, con la complicità degli Stati Uniti e dell’Occidente in generale, in un clima di insopportabile e inaccettabile indifferenza.
Un impegno da sostanziare, da riprende, anche se non è mancata qualche ulteriore opportunità di dare spazio alla poesia, con versi originali di autori contemporanei, per la Palestina.
Sempre in quell’editoriale a cui si faceva riferimento, si scriveva nel sottotitolo: “Poesia come testimonianza, resistenza, lotta”.
Oggi possiamo aggiungere altre tonalità al mosaico dei versi: poesia come militanza, fraternità, sguardo sul mondo e spinta per trasformarlo. Ed ancora, poesia come espressione della vita, energia artistica, cultura.
La poesia, scelta dalla compagna Nunzia Augeri, che ha lanciato l’idea di questo spazio mensile, è Al mio partito di Pablo Neruda.
Neruda (pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto,1904-1973), poeta cileno considerato una delle più eminenti figure della letteratura latinoamericana del XX secolo, insignito del premio Nobel nel 1971.
Comunista, nel 1953 gli fu consegnato il Premio Stalin per la pace, subì censure e persecuzioni politiche per le sue idee e fu costretto all’esilio per la sua opposizione al regime autoritario di Videla. In anni recenti, è stata accreditata, a seguito di analisi scientifiche, l’ipotesi di un suo avvelenamento e dell’omicidio politico, ordinato dai militari, nei giorni successivi al golpe di Pinochet, mentre stava per lasciare ancora una volta il suo Paese.
Nei giorni in cui si celebra a Roma il congresso fondativo del Partito Comunista di Unità Popolare, il cui obiettivo strategico è riorganizzare e rilanciare la presenza unitaria dei comunisti in Italia, dunque, appare quanto mai calzante la pubblicazione di Al mio partito, penultima lirica del Canto generale, licenziato nel 1949 e pubblicato nel 1950.
Al mio Partito
Mi hai dato la fraternità verso colui che non conosco
Mi hai dato la forza di tutti quelli che vivono
Mi hai dato la libertà che non ha mai l’uomo solo
Mi hai impresso la dirittura di cui ha bisogno l’albero
Mi hai insegnato ad accendere la bontà come un fuoco
Mi hai insegnato a vedere l’unità e la diversità tra gli uomini
Mi hai mostrato come il dolore di un solo essere muore nella vittoria di tutti
Mi hai insegnato a dormire sui duri giacigli dei miei fratelli
Mi hai fatto costruire sulla realtà come su una roccia
Mi hai voluto nemico del malvagio e pietra contro il pazzo
Mi hai fatto vedere la chiarità del mondo e la possibilità dell’allegria
Mi hai reso indistruttibile perché con te non finisco in me stesso.
Immagine: Unknown (Mondadori Publishers), Public domain, via Wikimedia Commons







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