di Gianmarco Pisa
L’ennesima aggressione militare da parte di Tel Aviv e del regime sionista che rende ancora più tesa e drammatica la situazione nel Vicino e Medio Oriente.
Quella che Israele sta realizzando, al di là delle definizioni dei manuali di strategia e tattica militare, è un impressionante programma di guerra multidimensionale, lungo tutto lo scacchiere regionale (non solo la Palestina sotto occupazione e, ovviamente, anche alla luce della più recente aggressione, l’Iran, ma anche lo Yemen, il Libano e la Siria, oltre alla costante tensione sui Paesi arabi più vicini, in primo luogo l’Egitto), fatta di terra bruciata, pulizia etnica e genocidio, operazioni di intelligence, guerra aperta e guerra preventiva.
Tra il 12 e il 13 giugno, al momento in cui scriviamo (13 giugno), Israele ha infatti pesantemente (ma non sorprendentemente) portato l’escalation a est, lanciando un’inedita, per forma e dimensione, aggressione contro l’Iran. L’attacco, ampiamente preparato e strategicamente coordinato, ha colpito diverse località in Iran, concentrandosi soprattutto sui siti legati al programma nucleare e missilistico e, più ancora, sull’obiettivo strategico di fare venir meno l’intera catena di comando militare iraniana. Colpiti, ad esempio, l’impianto nucleare di Natanz, l’impianto di Isfahan e il reattore di Arak; colpite anche le città di Shiraz e Tabriz (che ospita un centro di ricerca nucleare) e altre strutture e infrastrutture, tra cui almeno un aeroporto militare. Sull’altro versante dell’aggressione, è stata colpita la catena di comando militare, con gli omicidi mirati di Hossein Salami, il capo dei Guardiani della rivoluzione, Mohammad Bagheri, capo di Stato maggiore, e Amir Ali Hajizadeh, capo dall’aviazione dei Guardiani della rivoluzione, tra i responsabili del programma missilistico e di difesa aerea. Ma è stato ucciso anche Ali Shamkhani, uno dei più vicini consiglieri politici della Guida suprema Khamenei.
Solo la propaganda israeliana può dipingere questa aggressione come un tentativo legittimo di spezzare l’asse della resistenza antisionista (che collega nel disegno israeliano Gaza e l’Iran) o come un’operazione legittima volta a rallentare o impedire lo sviluppo del programma nucleare iraniano. Si tratta infatti, nella realtà, al di là della propaganda, di un crimine internazionale, o, se si vuole, di un ulteriore episodio di guerra nella guerra regionale a 360 gradi che Israele ha scatenato a partire dall’ottobre 2023, una guerra regionale di fronte alla cui entità, alla cui portata e alla cui pericolosità – una pericolosità minacciosa e incombente, che rischia di precipitare non solo il Vicino Oriente ma il mondo intero in una spirale senza ritorno – qualsivoglia rimando agli eventi del 7 ottobre, come Israele continua a fare, risulta, oltre che propagandistico, perfino grottesco. Sono le modalità, la portata e i numeri dell’aggressione a dimostrarlo, e ci torneremo poco più avanti.
Gravi, di fronte a tutto questo, le responsabilità del mondo occidentale. Appena giovedì 12 giugno, il Consiglio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), con un’iniziativa sostanzialmente senza precedenti, ha stabilito formalmente che l’Iran non sta rispettando i suoi obblighi nucleari, un’iniziativa (la prima da venti anni a questa parte) foriera di tensione, utilizzata prontamente da Israele come pretesto per sferrare il suo pesante attacco contro l’Iran e che potrebbe anche portare a un rinnovo delle sanzioni contro l’Iran entro la fine dell’anno in corso. È bene peraltro sottolineare che il voto con cui l’iniziativa dell’Aiea è stata assunta non è stato all’unanimità, con diciannove Paesi che hanno votato a favore, undici che si sono astenuti, due che non hanno partecipato alla votazione, e tre che si sono opposti: la Russia, la Cina socialista, e il Burkina Faso, quest’ultimo protagonista di quella “primavera africana” che sta segnando, a partire da Paesi quali lo stesso Burkina Faso, il Mali e il Niger, un inedito risveglio dell’Africa in senso patriottico ed antimperialista.
Di tutt’altro segno, come facilmente si comprende, le reazioni all’aggressione israeliana da parte delle principali potenze imperialistiche: secondo la dichiarazione del Presidente francese, Emmanuel Macron, “la Francia ha ripetutamente condannato il programma nucleare iraniano in corso e ha adottato tutte le misure diplomatiche appropriate in risposta. In questo contesto, la Francia ribadisce il diritto di Israele a difendersi e a garantire la propria sicurezza”. Secondo la dichiarazione, sulla stessa falsariga, del Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, “il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu mi ha informato telefonicamente questa mattina sulle azioni militari e sui loro obiettivi. L’obiettivo deve rimanere quello di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari […]. Le autorità di sicurezza in Germania aumenteranno la protezione delle istituzioni ebraiche e israeliane”. Fino ad arrivare al presidente Usa, Donald Trump, che dopo aver ribadito l’estraneità statunitense all’aggressione (avvenuta in ogni caso con il supporto dell’intelligence Usa), ha tuttavia minacciato direttamente l’Iran, avvertendo che “i prossimi attacchi già pianificati” da Israele potrebbero essere ancora più brutali e che l’Iran “deve raggiungere un accordo, prima che non rimanga più nulla”.
Tornando all’Aiea, non vi è solo la notizia della risoluzione esplicitamente anti-iraniana. Vi è anche la notizia, sempre di giovedì 12 giugno, alla vigilia dell’attacco, di una vasta operazione di intelligence di Teheran, riportata da fonti iraniane, che ha portato alla pubblicazione di documenti riservati che potrebbero rivelare una qualche forma di collegamento, chiaramente tutto da verificare, tra la direzione Aiea e funzionari israeliani, di fatto per impedire la prosecuzione del programma nucleare civile, “politicizzare” e “strumentalizzare” la questione del nucleare iraniano e aumentare la pressione su Teheran a pochi mesi dalla firma del JCPOA (il Joint Comprehensive Plan of Action, l’accordo internazionale sul nucleare iraniano, firmato nel 2015).
Sarebbe superficiale ridurre l’aggressione israeliana a una mera ritorsione contro un’operazione di intelligence di questo tipo; come pure sarebbe grossolano ricondurre interamente l’aggressione a una pura logica geo-politicista, attraverso la filigrana esclusiva dello scontro tra imperialismo occidentale e mondo multipolare. Questa contraddizione resta infatti come contraddizione principale, sullo sfondo e come base anche di quanto sta accadendo nel Vicino Oriente; ma insieme con questa contraddizione, vi è la specifica minaccia per la pace e la sicurezza internazionale rappresentata dall’odierno Stato di Israele, dalla sua leadership politico-militare e dalla specifica declinazione ultra-nazionalista e suprematista della sua ideologia-guida, il sionismo.
Se è vero, come è stato detto, che “sionista non equivale a fascista”, è almeno altrettanto vero che è stato lo stesso ministro delle finanze israeliano, Bezalel Smotrich, a definirsi fascista nel gennaio 2023, e che una voce autorevole del panorama informativo israeliano, Haaretz, non ha esitato a definire, nell’ottobre 2024, questo governo Netanyahu un governo fascista. “Smotrich e Ben-Gvir stanno promuovendo un’agenda pericolosa che contraddice gli obiettivi dichiarati della guerra e gli interessi di Israele, che si considera ancora parte della famiglia delle nazioni. Non si deve permettere loro di portare a termine il loro piano, mettendo così in pericolo Israele”. Per concludere che, in Israele, “i ministri fanno a gara a chi è più fascista” e in particolare “il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir si attengono alla loro missione di sfruttare quella che considerano un’opportunità storica capitata al popolo ebraico il 7 ottobre”.
Quello che è accaduto e accade in Palestina dopo il 7 ottobre è un vero e proprio abisso di arbitrio e disumanità. Israele blocca gli aiuti, fa strame dei principi umanitari, calpesta il diritto internazionale, colpisce la solidarietà internazionale e perfino le Nazioni Unite, si rende responsabile di efferati crimini di guerra e contro l’umanità, come dimostrano i bombardamenti indiscriminati dei centri abitati, delle infrastrutture civili e perfino degli ospedali e dei punti di distribuzione degli aiuti, e prosegue la sua politica di segregazione e di colonizzazione del territorio palestinese: è appena di poche settimane fa (29 maggio 2025), la decisione del governo Netanyahu di costruire 22 nuove colonie nella Cisgiordania occupata, autorizzando perfino gli avamposti di coloni che sin qui erano stati considerati illegali perfino dai governi di Israele. Il genocidio a Gaza è lo sconvolgente punto di arrivo delle politiche di aggressione e di pulizia etnica contro il popolo palestinese: al 9 giugno 2025, sono oltre 55 mila i morti e oltre 126 mila i feriti (cifre ufficiali) di questo immane sterminio.
Come ha riferito, tra le altre, la recente Relazione della Commissione speciale di indagine delle Nazioni Unite (documento A/79/363 del 20 settembre 2024), «le politiche e le pratiche di Israele durante il periodo preso in esame sono coerenti con le caratteristiche del genocidio. La presa di mira dei palestinesi come gruppo; le condizioni di pericolo di vita imposte ai palestinesi a Gaza attraverso la guerra e le restrizioni agli aiuti umanitari, con conseguenti distruzioni fisiche, aumento di aborti spontanei e nati morti, e l’uccisione e i gravi danni fisici o psicologici causati ai palestinesi a Gaza e nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, costituiscono violazioni del diritto internazionale. I civili sono stati uccisi in massa in modo indiscriminato e sproporzionato a Gaza, mentre nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, coloni, militari e personale di sicurezza israeliani hanno continuato a violare impunemente i diritti umani e il diritto umanitario. Alti funzionari governativi e militari israeliani devono essere ritenuti responsabili, anche per l’uso di un linguaggio disumanizzante e l’incitamento alla violenza». Ed è in corso, avviata dal Sudafrica e sostenuta da tanti Paesi del Sud globale, dell’emergente mondo multipolare, la causa per genocidio contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia, ad oggi sostenuta da Paesi quali Egitto, Namibia, Senegal, Bolivia, Colombia, Brasile, Cile, Messico, Nicaragua, ma anche Irlanda e Spagna, Paesi membri dell’Unione europea.
È bene ribadirlo: il governo di Israele, oggi, è un pericolo per la pace e la sicurezza a livello internazionale, non solo regionale. Occorre rilanciare l’iniziativa, detto in poche, semplici, parole, per la pace, la giustizia e la libertà dei popoli. Fermare la guerra, fermare le guerre dell’imperialismo. Incriminare Netanyahu e i responsabili del genocidio e dei crimini di guerra e contro l’umanità. Fermare immediatamente i massacri e il genocidio, bloccare immediatamente l’espansione e la costruzione delle colonie sioniste, parte fondamentale della strategia di colonialismo di insediamento nel territorio palestinese. Consentire l’immediata apertura dei canali umanitari e l’immediata consegna di aiuti umanitari. Cancellare gli accordi militari con Israele e revocare il Memorandum d’intesa con Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa.
Sostenere la campagna internazionale BDS di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l’occupazione e l’apartheid israeliane. Richiedere in sede internazionale l’applicazione di sanzioni legittime contro Israele, responsabile di genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità. Un impegno di massa, condiviso, per la pace, a fianco della lotta di liberazione del popolo palestinese, a fianco dell’umanità e della giustizia.
Riferimenti:
Israele e Iran continuano a bombardarsi, Il Post, 13 giugno 2025: https://www.ilpost.it/live/bombardamento-israele-iran-nucleare
AIEA sotto accusa: documenti rivelano collaborazione segreta con Israele contro l’Iran, L’Antidiplomatico, 13 giugno 2025:
Umberto De Giovannangeli, “Il governo Netanyahu è fascista”, la denuncia di Haaretz, l’Unità, 9 ottobre 2024: https://www.unita.it/2024/10/09/il-governo-netanyahu-e-fascista-la-denuncia-di-haaretz
Israele annuncia 22 nuove colonie in Cisgiordania, RSI Radiotelevisione svizzera, 29 maggio 2025: https://www.rsi.ch/info/mondo/Israele-annuncia-22-nuove-colonie-in-Cisgiordania–2865533.html
Report of the Special Committee to Investigate Israeli Practices Affecting the Human Rights of the Palestinian People and Other Arabs of the Occupied Territories (A/79/363), 20 settembre 2024: https://www.un.org/unispal/document/report-of-the-special-committee-to-investigate-israeli-practices-20sep24
Profilo X del Presidente francese, 13 giugno 2025:
https://x.com/EmmanuelMacron/status/1933491906144526764
Profilo X del Cancelliere tedesco, 13 giugno 2025:
https://x.com/bundeskanzler/status/1933456047856931224
Immagine: Stephen Melkisethian, Stop A War With Iran Rally, 10/12/2017, CC BY-NC-ND 2.0: flickr.com/photos/stephenmelkisethian/37663905981







Commenti recenti