di Fosco Giannini *
Dai vertici di febbraio le gravi scelte dell’Ue e le lezioni per i comunisti e per le forze antimperialiste
La doppia lotta, in Italia, contro la costruzione, in progress, del regime conservatore/reazionario a guida Meloni e per una trasformazione sociale dai caratteri socialisti ha bisogno di un’avanguardia. Un’avanguardia è data da un partito comunista dotato di un pensiero e di una prassi della rivoluzione, pensiero e prassi tanto più rivoluzionari quanto più capaci di costruire attorno a sé l’unità dei comunisti ed un Fronte di popolo e di massa. Il Partito Comunista di Unità Popolare lavora e si candida ad essere tale avanguardia e per essere tale inizia a mettere a fuoco, per contribuire a formare un senso comune di massa rivoluzionario, le più acute contraddizioni di fase. Una delle quali, forse la più acuta, è quella rappresentata dal “farsi e il disfarsi” (rammentando Jakobson e il Circolo della Scuola di Praga) dell’Unione europea.
La tumultuosa e altamente contraddittoria discussione che si è avviata tra i capi di governo ed i massimi esponenti politici ed istituzionali dei Paesi dell’Ue tra i giorni che hanno preceduto il vertice informale Ue al castello belga di Alden Biese, il 12 febbraio, e il vertice ufficiale Ue tenutosi a Monaco di Baviera dal 13 al 14 febbraio, potrebbe probabilmente offrirsi quale base materiale per cambiamenti strategici, e persino storici, dell’Ue.
Cosa è accaduto nei giorni che hanno preceduto il vertice informale al castello di Alden Biese? È accaduto che due spettri, di notevole entità, abbiano sollecitato le intellighenzie liberiste dell’Ue a progettare un’altra Ue. Andando in ordine: quali soni i due spettri che hanno mosso le intellighenzie liberiste?
Il primo spettro è quello della rottura dell’Alleanza Atlantica (prodotta, innanzitutto, dal neo isolazionismo e dal neo protezionismo di Trump, “neo” perché, in verità, sia l’isolazionismo che il protezionismo fanno parte della storia degli Usa e, soprattutto, dell’intera storia del capitalismo), della spaccatura avvenuta all’interno della Nato. Il secondo spettro è quello della nuova Ue che potrebbe, molto verosimilmente, determinarsi dopo la prossima ondata elettorale Ue. Dopo quest’ondata molti paesi Ue potrebbero finire in mano alle forze della destra e della destra estrema: in Francia le presidenziali del 2027 potrebbe vincerle Marine Le Pen; in Germania non è assolutamente inverosimile pensare che le elezioni per il Bundestag potranno vedere vincente la formazione neonazista dell’Afd; in Spagna si fa concreta l’ipotesi di una coalizione vincente tra il Partito popolare (di destra) ed i neofascisti di Vox; in Gran Bretagna sempre più in ascesa è la destra di Farage, mentre in Italia la destra guidata da Meloni sembra tenere e, soprattutto, aumentare il proprio orientamento filoimperialista e la propria pressione liberista, antioperaia, anticostituzionale, autoritaria e repressiva. E a proposito di Giorgia Meloni e della sua natura politica profondamente fascista e dunque subordinata all’imperialismo: nei giorni precedenti il vertice Ue al castello di Alden Biese sembrava stesse lavorando per costituire un asse italo-tedesco, un asse col Cancelliere Merz. Ebbene, appena Merz ha evocato la sua linea critica su Trump e annunciato l’esigenza della ricerca, da parte dell’Ue, di una propria autonomia dagli Usa, Giorgia Meloni si è ritratta in sé come una lumaca per non offendere e disturbare il padrone Trump. Così sono i fascisti.
Sollecitato dal doppio pericolo di una rottura dell’Alleanza Atlantica e da quello delle vittorie elettorali delle destre europee, quale “progetto preventivo e alternativo” ha proposto il “brain storm”, la tempesta di cervelli liberista ai vertici Ue svoltisi al castello di Alden Biese e a Monaco di Baviera? I “cervelli” (innanzitutto Mario Draghi, capo in pectore dell’Ue, Enrico Letta, non casualmente presidente dell’Istituto Jaques Delors, e Joachim Nagel, presidente della Banca centrale tedesca) hanno portato in dono ai due vertici un “piano di rilancio” dell’Ue che altro non è che l’acutizzazione, per questa fase, di quel vero e proprio progetto iperliberista di distruzione del welfare e di macelleria sociale su scala continentale già presentato dal Trattato di Maastricht del febbraio del 1992 (non casualmente firmato poche settimane dopo l’autodissoluzione dell’Urss, 26 dicembre 1991).
Già nelle proposte di Draghi, Letta e Nagel precedenti i due vertici Ue, il linguaggio era stato tanto oscuro quanto sacrificale (per l’intero mondo del lavoro dell’Ue, tanto più per i lavoratori dei paesi più deboli dell’Ue): il rilancio della competitività, la costruzione di un mercato unico e integrato dell’Ue, “l’abbattimento di ogni laccio e lacciuolo normativo e burocratico” tra le strutture economiche e i paesi dell’Ue, al fine di sviluppare “una nuova economia ed un nuovo e più vasto mercato”, più il pieno sviluppo dell’industria militare dell’Ue.
Una serie di “nozioni” dal segno linguistico e concettuale non facilmente decodificabile ma che, nell’essenza, hanno mirato a questo: rialzare la produttività (lo sfruttamento) generale del mondo del lavoro, aumentare i ritmi di lavoro, contenere ancor più i salari e gli stipendi, estrarre più plus valore dal lavoro al fine di rilanciare una nuova accumulazione capitalistica dell’Ue (“indispensabile” per la lotta interimperialista in atto per la conquista dei mercati), colpire ancor più lo stato sociale, aumentare l’orario di lavoro (e se tale “proposta” ad alcuni può sembrare impossibile sia stata avanzata, basti ricordare le parole di Isabel Schnadel, esponente tedesca all’interno della Banca centrale europea, che al Convegno di Vienna tenutosi in questo stesso febbraio 2026 ha affermato, lanciando la mendace tesi volta ad aumentare l’orario di lavoro: “Negli Usa un dipendente, in media, lavora circa 40 giorni in più all’anno rispetto ad un lavoratore dell’Ue. È ora che in Ue ci si adegui…”).
I vertici Ue del castello di Alden Biese e di Monaco di Baviera hanno fatto proprie le proposte di Draghi, di Nagel, della Schnadel e degli altri “cervelli” liberisti e antioperai? Le hanno accolte totalmente, sino al punto da ipotizzare (dal Cancelliere tedesco Merz al presidente francese Macron, dal premier britannico Starmer alla Meloni) che la via della legiferazione di tali, nuove, misure economiche e relative sia al lavoro che al welfare, possa determinarsi anche superando la storica, per l’Ue, unanimità.
Ma quali altre questioni, oltreché il rinnovato attacco iperliberista, hanno caratterizzato i due vertici Ue di questo febbraio?
La questione più pregante, naturalmente, è quella espressa, al vertice di Monaco del 13 febbraio, dal Cancelliere tedesco Merz, che nel suo duro intervento ha ratificato la rottura dell’Ue con gli Usa, la rottura dell’Alleanza Atlantica. “Se c’è stato un momento di leadership Usa dopo la caduta del Muro di Berlino – ha dichiarato Merz – “esso è finito da tempo e la pretesa di leadership degli Stati Uniti è oggi messa in discussione, anzi è forse già stata dissipata, dalla Cina”. Una dichiarazione importante, questa di Merz, poiché, da una parte, si costituisce su di un principio di realtà (il ruolo della Cina in questa fase storica), dall’altra apre all’Ue nuove possibilità di interlocuzione, sempre con Pechino, dopo la rottura Atlantica, per un nuovo quadro internazionale straordinariamente nuovo e potenzialmente favorevole, proprio per la rottura Atlantica, all’intero arco Brics e antimperialista. Con positive conseguenze sulle forze comuniste e rivoluzionarie interne allo stesso mondo occidentale/capitalistico. E anche se l’intervento del Segretario di Stato Usa Marco Rubio, al vertice Ue di Monaco del 14 febbraio, è stato più incline ad una ripresa dei rapporti tra Usa ed Ue, la questione è che tali rapporti sono in crisi soprattutto per una del tutto oggettiva lotta economica dal carattere interimperialista nuovo tra Usa ed Ue, che esula del tutto dalle posizioni politiche personali dell’uno o dell’altro esponente delle due forze in campo.
Ma il punto è: la possibile autonomia dell’Ue dagli Usa – al di là del possibile rapporto economico con la Cina – quale Ue preannuncia? Anticipiamo i tempi della riflessione: preannuncia un’Ue quale nuovo, e molto più delineato, polo neoimperialista in costruzione, segnato da una sorta di brutale proto capitalismo da inizio rivoluzione industriale e l’inclinazione alla guerra come soluzione delle proprie contraddizioni interne.
Da cosa traiamo questa considerazione? Dall’assunzione delle linee economiche e sociali provenienti direttamente da Maastricht e non più mediate, e dal fatto che tutti i leader dell’Ue hanno trovato, nei due vertici di febbraio, un’assoluta unità sul punto del riarmo dell’Ue, dell’autonomia militare dell’Ue, sull’esercito europeo, sul sostegno, persino attraverso un nuovo e allargato debito europeo, all’industria bellica dell’Ue, sino a trovare un’inconsueta vicinanza d’intenti nel progetto di un “ombrello nucleare” dell’Ue costituito non solo dalla Francia e dalla possibile nuclearizzazione militare tedesca, ma persino dal possibile ingresso, nell’ombrello nucleare Ue, del Regno Unito, dato il fatto che il premier britannico Starmer ha addirittura paventato, al fine di “costruire una Nato europea” e “attivare un più vasto ombrello nucleare”, la possibilità che il Regno Unito possa ripudiare la Brexit e avviare un processo di reintegro nell’Ue, poiché, come Starmer ha dichiarato a Monaco, “non c’è sicurezza britannica senza l’Europa e non c’è sicurezza europea senza Regno Unito”. E, ad incorniciare il tutto, il fatto che il riarmo ed il progetto di guerra contro la Russia siano oggi trainati dalla stessa Germania (Merz al vertice di Monaco: “la Germania avrà il più grande esercito dell’Ue”).
A questo punto della riflessione dobbiamo introdurre, ai fini dello sviluppo della riflessione stessa, la linea elaborata dal Partito Comunista di Unità Popolare sull’Ue, dal PCUP considerata un’entità astorica e falsa, un prodotto artificioso del capitale transnazionale e non l’epilogo di inarrestabili pulsioni degli Stati e dei popoli dell’Ue all’unità sovranazionale, che difatti è solo di facciata, è solo burocratica e non alberga nel comune sentire dei lavoratori e delle popolazioni dei 27 paesi Ue. Questa falsità dell’essere dell’Ue è anche la base materiale, per il PCUP, del molto verosimile crollo dell’Ue, un crollo storico che potrebbe anche rappresentare, oltreché la svolta a destra già in atto in quest’area del mondo, anche un’opzione rivoluzionaria.
Ma l’unità che l’Ue ha trovato nei due vertici di questo febbraio 2026, in Belgio e a Monaco di Baviera, vuol dire forse il contrario, vuol dire che l’Ue si va costituendo quale solida entità sovranazionale?
No, non vuol dire questo. Non vuol dire questo poiché la spinta alla guerra contro la Russia ed il riarmo estremo già progettato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (circa 900 miliardi di euro) e oggi guidato dalla Germania di Merz, non sono il segno dell’avvenuta unità dell’Ue ma, al contrario, il disperato tentativo dell’Ue di dotarsi dell’identità storica mancante attraverso la guerra, una scorciatoia storica consueta dei paesi capitalisti in costruzione, come avvenne per la nascita degli stessi Stati Uniti d’America. Tantomeno è un segno di avvenuta unità sovranazionale la politica economica dettata da Draghi e Negel ai due vertici Ue di questo febbraio 2026, essendo essa piuttosto una politica economica iperliberista innanzitutto funzionale ad una nuova accumulazione delle strutture capitaliste europee più forti, ad iniziare dal capitale tedesco.
A sostegno dell’analisi del PCUP volta a considerare l’Ue un soggetto farraginoso destinato ad un probabile crollo, con tutte le conseguenze di portata storica ad esso legate, compresa quella di avvio di profondi processi di trasformazione sociale e rivoluzionari, di grande interesse ci è sembrata un’intervista (“Corriere della Sera”, sabato 14 febbraio) alla nota studiosa, saggista ed ex ministra della Difesa del governo francese Sylvie Goulard, che tra l’altro afferma: “La premier Giorgia Meloni dice ‘siamo sulla stessa barca’…ma siamo davvero sulla stessa barca o piuttosto su di una flottiglia? Una flottiglia fatta da tante barche diverse che rischiano di andare ognuna per conto proprio? Il Cancelliere Merz nel suo discorso qui a Monaco ha evocato tante volte l’Europa, ma di che cosa parla? L’Ue è un’unica barca o tanti paesi separati che si mettono d’accordo di volta in volta? La logica delle intese variabili e non vincolanti tra governi rischia di svuotare di senso la costruzione europea”.
Così Silvye Goulard, che intuisce la verità pur non sapendone andare a fondo. Poiché la verità è che l’Ue è composta da Stati ancora pienamente occupati e diretti da capitalismi interni irriducibili, l’uno contro gli altri armati e volti innanzitutto a rafforzare sé stessi, utilizzando la stessa Ue come mercato economico e spazio politico per la loro estensione.
I comunisti, il PCUP in testa, devono essere consapevoli di tutto ciò, essere consapevoli del moto di autodistruzione che attraversa l’Ue; del fatto che tale autodistruzione potrebbe rappresentare il gigantesco crollo di una diga, con l’enorme fiume d’acqua rivoluzionaria che potrebbe fluirne. E tutto debbono fare, rispetto a tale eventualità, meno che lavorare per aggiustare la diga, chiedendo – come fanno persino alcuni “comunisti” – “un’altra Europa”. Il PCUP non lotta per “un’altra Europa”, ma per la fine dell’Ue e per portare l’Italia e il suo popolo fuori dall’orbita neoimperialista, antisociale e guerrafondaia di questa Ue e nell’orbita, invece, dei paesi Brics che chiedono per i loro popoli l’indipendenza dall’imperialismo, la sovranità e la pace.
* Segretario generale Pcup – Partito Comunista di Unità Popolare
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