Beko: giù la maschera, il tempo delle bugie è finito

Beko: giù la maschera, il tempo delle bugie è finito

di Alessandro Belardinelli *

A sedici mesi dalla firma dell’accordo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che avrebbe dovuto garantire stabilità, occupazione e prospettive industriali di lungo periodo, la realtà che viviamo nello stabilimento di Melano-Fabriano è drammatica: continue uscite di personale (100 dimissioni tra incentivi e pensionamenti) e aumento delle giornate di cassa integrazione straordinaria con perdita di oltre 400 euro netti ogni mese.

Nei punti vendita delle grandi catene distributive ci sono piani cottura a marchio Beko, ma dalle nostre catene di montaggio non ne esce nemmeno uno. Ci tagliano i volumi e non ci assegnano i nuovi modelli.

I piani a induzione che fino a pochi mesi fa producevano in quantità, ricorrendo al lavoro notturno, dove vengono realizzati?

Dove sono stati delocalizzati? In Turchia? In Cina? Non crediamo più alla favola della “crisi di mercato” soprattutto quando questa presunta crisi sembra colpire esclusivamente la produzione di questo stabilimento. Pretendiamo risposte chiare, altrimenti per noi operai significa che l’azienda sta preparando il terreno per futuri licenziamenti collettivi.

Mancano l’80% degli investimenti previsti e sottoscritti nell’accordo che avrebbe dovuto rilanciare l’azienda. Siamo in stato di agitazione e nonostante la perdita salariale, abbiamo proclamato 8 ore di sciopero con assemblee e presidio a settembre e non ci fermeremo fino a quando otterremo i volumi produttivi necessari a saturare le 380 maestranze di Melano.

Viviamo in un territorio, un tempo Distretto del bianco, precipitato oggi in una permanente e progressiva de-industrializzazione dove anche Electrolux ha deciso di chiudere la fabbrica di cappe aspiranti a Cerreto D’Esi con 180 occupati più l’indotto.

Personalmente penso che il Distretto fabrianese dell’elettrodomestico sia diventato un laboratorio avanzato di de-industrializzazione profonda come pochi altri in Europa. Per trovare una similitudine si deve risalire al Governo Thatcher (quello della lady di ferro) quando negli anni ’80 scelse di spostare progressivamente il baricentro dell’economia britannica verso i servizi e il terziario dando centralità alla finanza e alla City di Londra, in una svolta liberista violentissima che generò un profondo divario socio-economico tra i territori del nord, ex cuore pulsante della Rivoluzione Industriale e il sud londinese. Questo impoverimento persiste tutt’oggi, visto che ore di sciopero in tutto il Gruppo Electrolux con manifestazione nazionale a Cerreto D’Esi, dove arriveranno i lavoratori da tutta Italia e i delegati da tutte le Marche.

Salviamo l’industria e rimettiamo al centro il lavoro e i diritti. Al lavoro e alla lotta compagne e compagni!

* Rsu Fiom Beko Melano

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