L’acciaio e il destino di un Paese

L’acciaio e il destino di un Paese

di Giannetto Edoardo Marcenaro

Di fronte alla sempre più drammatica situazione che vede coinvolto il comparto della siderurgia in Italia, alla prospettiva della chiusura definitiva del maggiore polo industriale dell’acciaio in Europa, per quanto ormai ridotto ad un’ombra di se stesso, il Partito Comunista d’Unità Popolare non può che sostenere la più ampia mobilitazione popolare e operaia per la difesa dell’integrità e sviluppo di un settore della produzione indispensabile per l’industria moderna, senza dividere la questione occupazionale da quella delle tutele ambientali e della salute.

Per mantenere alta l’attenzione della popolazione su un problema che si è fatto sempre più acuto, e che ha continuato ad aggravarsi fino alla situazione presente, nella cornice dell’ormai famigerato “accordo di programma” del 2005, per precise responsabilità dei governi e delle amministrazioni locali che si sono succedute negli ultimi vent’anni, la Federazione di Genova del PCUP ha inteso organizzare un’iniziativa di informazione e divulgazione a favore dell’opinione pubblica, per contribuire ad una maggiore consapevolezza della situazione, dei rischi che una chiusura comporterebbe, e delle possibilità di rilancio dello stabilimento di Cornigliano.

Quest’ultimo sembra ormai vivere una fase di declino che pare inarrestabile, con un progressivo ridimensionamento della forza-lavoro, che in questi due decenni è calata da circa 2,000 addetti ai 900 attuali, risultato innanzitutto degli accordi presi proprio nel 2005, quando le parti sociali non pretesero un mantenimento del numero di addetti nel tempo, ma si accontentarono soltanto di farsi garantire la “continuità occupazionale” di coloro che già erano assunti.

Nell’attesa dell’imminente pronunciamento della Corte di Cassazione, convocata per il 20 ottobre, sul ricorso contro l’ingiunzione di spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto emessa dalla Corte d’Appello di Milano si fa sempre più concreta, nel contesto del mercato internazionale e delle relazioni geopolitiche, la possibilità dell’abbandono del settore siderurgico da parte dello Stato che segnerebbe un sempre maggiore assoggettamento dell’industria italiana agli interessi di soggetti stranieri dominanti in tale settore, e in quello dell’approvvigionamento delle materie prime, in una dinamica che non potrà avere che pesanti ripercussioni sull’economia italiana.

Il Partito Comunista d’Unità Popolare ritiene che lo Stato dovrebbe controllare l’industria siderurgica nazionale per contrastare la tendenza che i potentati finanziari sovranazionali, ma innanzitutto con base negli Stati Uniti, vogliono imporre al nostro paese, da una parte fornendo abbondante liquidità per rifinanziare e promuovere le istituzioni dello stato sociale ormai semidistrutte, puntando su innovazione, ricerca, e formazione, e dall’altra parte aprendo una prospettiva che vada oltre all’orizzonte dell’economia dollarocentrica.

Ci troveremo sabato 3 ottobre 2026, alle ore 17.00 presso il Circolo Autorità Portuale di Genova, per un incontro pubblico, il cui scopo è quello di fornire un’immagine chiara di quanto sta accadendo, sia dentro lo stabilimento che nelle sedi istituzionali, nell’azione delle parti sociali e delle forze politiche, ascoltando direttamente la voce dei lavoratori, conoscere la loro esperienza e condizioni di lavoro, per aprire un dibattito serio e approfondito sul futuro della siderurgia a Genova e in Italia. Si uniranno a noi Matteo Bellapianta, rappresentante dell’Unione Sindacale di Base nello stabilimento, Massimo Sità e Ivano Bonadies, dipendenti rispettivamente di Acciaierie d’Italia e della ormai defunta ILVA, oltre a Giorgio Brera, esperto di questioni energetiche, il portavoce del movimento Agorà per l’Italia, professor Angelo d’Orsi. L’intervento conclusivo sarà tenuto da Fosco Giannini, segretario generale del Partito Comunista d’Unità Popolare.

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