Crisi in Bolivia: Fernando Cerimedo e la manipolazione come arma politica

Crisi in Bolivia: Fernando Cerimedo e la manipolazione come arma politica

di Telma Luzzani *

Tratto da «El Destape»

Il tentato femminicidio ai danni di Nadia Beller riporta l’attenzione sulla rete regionale di consulenti, media e aziende dedite alla manipolazione politica digitale. Le campagne di disinformazione, le accuse di frode e il controllo della tecnologia elettorale come strumenti di contesa per il potere in America Latina.

Il tentato femminicidio ai danni della consulente Nadia Beller, in Bolivia, ha permesso di portare alla ribalta non solo la figura criminale dell’argentino Fernando Cerimedo, ma anche la gigantesca rete politico-mediatica-imprenditoriale e mafiosa che da anni manipola i processi elettorali in America Latina.
Questo mercenario digitale fa parte di una banda di esperti che utilizzano i social network per diffondere notizie false, diffondere menzogne sui candidati rivali, disinformare e sfruttare gli algoritmi per seminare paura e allarme di tale portata che possono paralizzare o sviare la volontà democratica del popolo.
L’obiettivo è stato espresso chiaramente da uno dei fondatori e direttore di Cambridge Analytica, Alexander Nix: “Il nostro obiettivo è cambiare il comportamento dell’elettorato mondiale attraverso una guerra psicologica”. Nix, come Bannon e come Cerimedo, appartiene all’estrema destra e condivide idee omofobe, misogine, razziste, suprematiste e ultraneoliberiste.
Se non ottengono il risultato elettorale sperato, questi operatori che si definiscono “consulenti” o “imprenditori della comunicazione” cercano di diffondere l’idea di brogli per contestare i risultati oppure, direttamente, promuovono movimenti destabilizzanti o colpi di Stato affinché il rivale del loro cliente non assuma la carica.

Il Brasile, un caso emblematico
Un caso emblematico è quello del Brasile. Cerimedo, insieme all’esponente dell’estrema destra statunitense Steve Bannon, consigliere di Donald Trump, ed Eduardo Bolsonaro, figlio dell’allora presidente, ha ideato la campagna elettorale del 2022 per ottenere la rielezione di Jair e sconfiggere il leader del Partito dei Lavoratori (PT), Lula da Silva.
Poiché non ci sono riusciti, dalla vittoria di Lula al ballottaggio del 30 ottobre 2022 fino all’insediamento del 1° gennaio 2023, si sono susseguite teorie complottistiche su presunti brogli, ricorsi giudiziari, accampamenti davanti alle caserme militari in cui si invocava un «colpo di Stato» e operazioni mediatiche che incitavano gruppi estremamente violenti a bloccare le strade e a lanciare bombe artigianali o pietre, negli stati di Rondônia, Pará, Mato Grosso, Paraná e Santa Catarina.
La situazione si è aggravata fino all’8 gennaio 2023, quando la milizia digitale ha spinto un gruppo di fanatici a tentare (imitando quanto accaduto al Campidoglio quando Trump non è riuscito a ottenere la rielezione e Joseph Biden ha vinto le elezioni statunitensi) di prendere d’assalto il Congresso a Brasilia.
Mercoledì scorso, 19 agosto, l’ex comandante dell’Aeronautica Militare brasiliana, Carlos Almeida de Baptista Junior, ha confermato che Jair Bolsonaro, a porte chiuse, ha cercato di convincere i vertici militari a impedire l’insediamento di Lula. Almeida, uno dei tre comandanti dell’epoca, ha ammesso di essere stato un sostenitore di Bolsonaro, ma di essersi opposto all’uso politico dell’istituzione e di ritenere giusta l’attuale condanna a carico dell’ex presidente.

Un continente di estrema destra
Fernando Cerimedo è l’amministratore delegato di Numen Publicidad e fondatore di La Derecha Diario, un organo di stampa di estrema destra che conduce operazioni di guerra sporca digitale e di cui è comproprietario lo spagnolo Javier Negre, giornalista che si identifica con le idee estremiste di Vox.

Uno degli obiettivi del loro marketing politico digitale è far sì che l’estrema destra regionale – totalmente allineata con gli Stati Uniti (Maga) e Israele (Likud, il partito di Benjamin Netanyahu) – raggiunga il potere e lo mantenga per decenni. Ciò è risultato evidente con gli attuali presidenti di Argentina, Ecuador, Cile, Honduras e Colombia, i quali, poche ore dopo aver assunto la carica, hanno reso esplicita la loro sottomissione a Washington e a Tel Aviv.
Nel curriculum di Cerimedo figurano diversi successi (e alcuni fallimenti) come consulente presidenziale e stratega di campagne dell’estrema destra in America Latina. In Honduras, dopo settimane di problemi tecnici, operazioni destabilizzanti e denunce di frode, è stata ufficializzata la vittoria di Nasry Asfura, candidato di Trump, con un margine di pochi voti su Salvador Nasralla. Prima di assumere la carica, Asfura ha effettuato una visita in Israele.
Nel dicembre 2025, Marlon Ochoa, membro del Consiglio Nazionale Elettorale honduregno, ha reso pubblici alcuni audio di Cerimedo in cui parlava di tattiche per la gestione dei dati elettorali e di altre operazioni. Lo “Hondurasgate” coinvolge non solo Trump e Netanyahu, ma anche l’argentino Javier Milei. In una delle registrazioni audio, Hernández afferma che Netanyahu fornisce ingenti aiuti finanziari per le operazioni digitali di destabilizzazione in America Latina.

“Hanno vinto le elezioni grazie alla diffusione di notizie false, molto difficili da contrastare perché dispongono di ingenti somme di denaro e di sistemi operativi “, ha avvertito giovedì scorso la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum. Mesi fa la presidente aveva sottolineato che Cerimedo e la sua banda erano dietro alla campagna di agitazione sui social network della sedicente Generazione Z, un gruppo che incitava a protestare contro il suo governo nello Zócalo. In Messico, Cerimedo è stato ingaggiato dal magnate di destra Ricardo Salinas Pliego (secondo la rivista Forbes il 172° uomo più ricco del mondo).
In Argentina, Cerimedo ha lavorato alla campagna che ha portato Milei alla presidenza nel 2023 e, in precedenza, nel 2019, alla rielezione di Mauricio Macri (in quell’occasione fallì). Attualmente, il presidente argentino sostiene pubblicamente il femminicida.
In Cile, Cerimedo è intervenuto nella campagna per il “No” alla nuova Costituzione e successivamente nel plebiscito che ha ratificato la validità della Carta Magna ereditata dalla dittatura di Augusto Pinochet. L’uso dell’infrastruttura algoritmica per influenzare la soggettività delle persone ha avuto successo in Cile e la nuova Costituzione è stata respinta.

Inchieste giornalistiche cilene hanno affermato che, attraverso la diffusione di sondaggi, dati non verificati e diffamazioni, le aziende di Cerimedo sono riuscite a seminare il timore
sulla direzione politica ed economica che il Paese avrebbe intrapreso se fosse stato approvato il nuovo testo costituzionale.
Questa industria della disinformazione di massa opera sulla base di profili psicometrici e conduce campagne di paura personalizzate. L’obiettivo non è più quello di persuadere l’elettorato, ma di paralizzarlo o radicalizzarlo attraverso la saturazione e la paura.

In Bolivia, il femminicida argentino ha fornito consulenza all’attuale presidente Rodrigo Paz durante la sua campagna elettorale. Successivamente è diventato uno dei suoi principali consiglieri personali.
Secondo il vicepresidente boliviano (in forte contrasto con Paz), Edman Lara: “Cerimedo partecipava alle riunioni di gabinetto e impartiva ordini ai ministri. Persino durante la mia ultima riunione di gabinetto non mi hanno permesso di entrare con il telefono e non ho più potuto partecipare, nonostante avessi l’autorità per farlo”.
Secondo Lara, il “tecnocriminale” argentino e il presidente boliviano hanno dato il via libera all’introduzione di 32 valigie contenenti sostanze proibite all’aeroporto di Viru Viru (“narcomaletas”), oltre ad essere complici in diversi casi di corruzione come quello dell’importazione e della commercializzazione di carburante adulterato.

Il dottor Alfredo Moreno, informatico e docente di Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione, ha avvertito che il governo di Milei starebbe procedendo «verso accordi con società tecnologiche israeliane per gestire il conteggio dei voti elettorali. Si tratta di sistemi a codice chiuso che alimentano la perdita di sovranità e mettono a rischio la trasparenza del processo democratico».

“Gli accordi in materia di difesa, sicurezza informatica, analisi dei dati, intelligenza artificiale e cooperazione tecnologica si estendono oggi ad aree sensibili per il funzionamento dello Stato – prosegue Moreno nel suo articolo -, chi controllerà il conteggio dei voti alle elezioni del 2027?”. Ottima domanda, se si tiene conto di quanto è accaduto negli ultimi mesi in Perù e in Colombia.
“Il dibattito su chi conta e archivia i voti e su chi gestisce la tecnologia elettorale è ormai entrato nel campo della geopolitica. Sono in corso negoziati e missioni di cooperazione tecnica volte ad affidare il controllo dello spoglio provvisorio e della trasmissione dei dati ad aziende tecnologiche e di sicurezza informatica con sede in Israele”.

Nel caso delle recenti elezioni in Colombia, l’ex presidente Gustavo Petro ha denunciato che l’azienda privata incaricata dello spoglio non ha mai fornito allo Stato il codice per verificare la correttezza del conteggio. “Non basta più sorvegliare le urne: la contesa si gioca prima, nei server, negli algoritmi e nella mente degli elettori”, avverte Moreno.
L’Argentina deve tenere gli occhi ben aperti in vista delle elezioni del 2027. “Il business dello spoglio nasconde un’architettura di opacità: licenze straniere, intermediari locali e un algoritmo che nessuno può tracciare”, sottolinea lo scienziato. Siamo ancora in tempo. Ma attenzione, Argentina!

* giornalista e analista di politica internazionale

Traduzione di Roberto Casella

Immagine: foto tratta dall’articolo originale pubblicato su «El Destape»

 

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