Presentiamo il testo dell’intervista, condotta durante un programma di Democracy Now, a Diana Buttu, avvocatessa palestinese, che commenta molto negativamente il cosiddetto piano Trump per Gaza, in realtà un vero e proprio ultimatum a vantaggio di Israele.
Dopo un incontro alla Casa Bianca con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente Trump ha presentato un piano di pace di 20 punti per la Striscia di Gaza che mira a porre fine alla guerra di Israele contro Gaza, a liberare gli ostaggi israeliani rimanenti e a rimuovere Hamas dal potere. Netanyahu ha espresso sostegno all’accordo, ma non ha accettato gli elementi chiave, tra cui il ritiro delle truppe da Gaza. Hamas non ha ancora risposto all’accordo. Come parte del suo piano di pace in 20 punti, Trump ha annunciato l’istituzione di un organo di governo transitorio internazionale chiamato “Consiglio di pace”, che lui stesso dovrebbe presiedere. L’autorità palestinese e diversi Paesi arabi hanno espresso sostegno alla proposta di Trump.
L’avvocatessa palestinese per i diritti umani Diana Buttu afferma che l’accordo non è “certamente un piano che porrà fine al genocidio. Quello che stanno semplicemente cercando di fare è riconfezionarlo”. Buttu osserva anche che, se Trump ha incontrato Netanyahu prima di annunciare il piano, i palestinesi non sono stati nemmeno consultati. Buttu chiede: “Perché i palestinesi sono stati costretti a negoziare la fine del loro genocidio?”.
Dichiarazioni di Donald Trump: “Per garantire il successo di questo sforzo, il mio piano prevede la creazione di un nuovo organo di supervisione internazionale. Il Consiglio della Pace, un bel nome, il Consiglio della Pace. I leader del mondo arabo e di Israele e tutti i soggetti coinvolti mi hanno chiesto di dirigerlo. Quindi, sarebbe presieduto da un signore noto come il presidente Donald J. Trump degli Stati Uniti. E metteremo a farne parte i leader illustri di altri Paesi. Una delle persone che vorrebbe far parte del Consiglio è l’ex primo ministro britannico Tony Blair, un brav’uomo, uomo molto bravo. Hamas e altre fazioni terroristiche non avranno alcun ruolo nel Consiglio e nessun ruolo nel governo di Gaza, direttamente o indirettamente”.
Dichiarazioni di Benjamin Netanyahu: “Sostengo il vostro piano per porre fine alla guerra a Gaza, che raggiunge i nostri obiettivi militari, riporterà in Israele tutti i nostri ostaggi, smantellerà le capacità militari di Hamas, porrà fine al suo governo politico e farà in modo che Gaza non rappresenti mai più una minaccia per Israele”.
Amy Goodman (giornalista americana, conduttrice del notiziario televisivo Democracy Now): “Il piano di Trump delinea i passaggi che potrebbero portare a un, cito, ‘percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinesi’. Ma, dopo l’incontro, Netanyahu ha dichiarato che si sarebbe opposto con la forza a questa ipotesi. Netanyahu ha anche respinto la richiesta di ritirare completamente le sue truppe da Gaza. I due uomini politici si sono rifiutati di rispondere alle domande dopo le loro dichiarazioni congiunte alla Casa Bianca”.
La conduttrice continua: “In questo momento è con noi Diana Buttu, un’avvocatessa palestinese per i diritti umani, ex consigliere dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina per i negoziati, che ci parla da Ramallah”. (L’intervistatore è Juan Gonzáles, giornalista televisivo progressista americano.)
Grazie per essere qui con noi, Diana. Cosa pensa di quello che è stato proposto dal presidente Trump?
Il piano presentato non porrà certamente termine al genocidio. Lo stanno semplicemente riconfezionando. Israele vuole soltanto la restituzione degli ostaggi, nel piano non c’è alcuna garanzia che fermeranno l’uccisione dei palestinesi. Israele potrà tranquillamente continuare ad attaccare i palestinesi, a impossessarsi della loro terra, a distruggere i loro ospedali, le loro scuole, etc., senza alcuna supervisione e nessuna garanzia a livello internazionale. Chiamarlo un piano di pace non è solo una farsa, ma è un insulto a chiunque creda effettivamente nella pace.
Le proposte parlano anche della creazione di una forza di stabilizzazione internazionale che dovrebbe garantire la sicurezza di Gaza, ma non è chiaro come questa forza verrebbe creata e chi, gli Stati Uniti a quanto pare, la controllerebbe. Puoi parlare anche di questo, Diana?
Sì, certamente. Questo piano è, in realtà, molto, molto vago; ecco perché si tratta di un piano israeliano che è stato appena riconfezionato in un piano americano. I palestinesi non sono stati nemmeno consultati. Trump ne ha discusso con i leader arabi e poi con Netanyahu. Non ha incontrato il presidente palestinese. Non gli ha permesso nemmeno di andare negli Stati Uniti per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il piano chiede agli israeliani di ritirarsi a tappe, ma ancora una volta non c’è alcuna garanzia che gli israeliani si ritireranno effettivamente. Tutte le garanzie che sono menzionate in questo documento sono garanzie date a Israele. Non c’è una sola garanzia data ai palestinesi. Quindi, ancora una volta, questo non è un documento che porterà alla fine del genocidio, in realtà è solo una riedizione dello stesso genocidio.
E quindi, la mia paura è questa: tutti vogliono vedere la fine di questo genocidio ed è per questo che tanti leader hanno detto di accogliere favorevolmente questo piano. Ma vi è una parte terrificante: le stesse persone che hanno compiuto questo genocidio, le stesse persone che lo hanno finanziato, saranno responsabili delle vite dei palestinesi. E questi sono gli Usa e Israele.
Inoltre, il piano riconosce “le aspirazioni del popolo palestinese” a un proprio Stato indipendente. Ma come è stato chiarito da Netanyahu, Israele si opporrà a questo. Quindi, come si fa ad accettare un piano e, allo stesso tempo, a respingere l’aspetto chiave di ciò per cui è stata condotta l’intera lotta del popolo palestinese?
Ecco perché questa è semplicemente una proposta israeliana riconfezionata in una americana. Netanyahu ha chiarito che non vuole mai vedere uno Stato palestinese, lo ripete da decenni. E anche gli americani lo hanno detto molto chiaramente, che non ci sarà nessuno Stato palestinese.
Il nocciolo della questione è questo: gli americani e gli israeliani, le due parti coinvolte nel compimento del genocidio, saranno quelli che avranno in mano la vita dei palestinesi scampati al genocidio. E questa è la ricetta per il disastro. Non so perché il mondo abbia permesso che questa assurdità. Perché i palestinesi sono stati costretti a negoziare la fine del loro genocidio? Questo non ha alcun senso.
Puoi parlare del ruolo dei Paesi arabi, dei Paesi del Golfo? Sembra che Netanyahu abbia chiamato il primo ministro del Qatar per scusarsi di aver bombardato Doha, di averne violato la sovranità, di aver ucciso un ufficiale di sicurezza del Qatar. Trump ha anche annunciato che Israele, Qatar e Stati Uniti si sono accordati. Naturalmente è in Qatar che i rappresentanti di Hamas valuteranno questo accordo. L’ultima volta che hanno valutato un accordo con gli Stati Uniti, Israele li ha bombardati.
Queste scuse sono inconsistenti, per il fatto che c’è voluto il presidente Trump per convincere Netanyahu a fare delle scuse poco convincenti. E penso che uno dei motivi per cui Netanyahu non ha risposto a nessuna domanda sia stato perché non voleva rispondere alla domanda se si fosse effettivamente scusato con il Qatar.
Ma non è solo questione di scuse. Non è la prima volta che Israele viola l’integrità territoriale di un Paese. Israele ha bombardato il Libano. Ha bombardato la Siria. Ha bombardato lo Yemen. Ha bombardato la Tunisia, l’Iran e, naturalmente, è stato bombardato anche il Qatar. Il fatto che a Israele sia stato permesso di farla franca è la cosa più inquietante. Questo è il punto centrale del sistema giuridico internazionale, ci dovrebbe essere un modo per chiedere conto a Israele. Ma ancora una volta gli Stati Uniti proteggono Israele, e stavolta non si tratta solo di dargli una copertura ma lo fanno in modo che si tratti semplicemente di chiedere scusa, e basta.
Riferimenti:
Democracynow.org, 30 settembre 2025
Traduzione revisionata da Alessandra Ciattini
Immagine: The White House, Public domain, via Wikimedia Commons







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