di Fulvio Bellini
Ancora una volta, l’America scenderà in guerra per Israele. Ancora una volta, molti moriranno per lo Stato sionista, compresi i militari americani. Ancora una volta, inciamperemo ciecamente in un fiasco militare. Ancora una volta, obbediremo agli ordini di una potenza straniera i cui interessi non sono i nostri, ma i cui lobbisti hanno comprato la nostra classe politica, incluso Donald Trump.
Chris Hedges (1)
Premessa: l’opera degli storici futuri
Dal punto di vista del lavoro di ricerca documentale degli storici futuri, il 2025 rappresenterà un anno formidabile. E’ possibile, e noi ce lo auguriamo per il futuro dei nostri figli, che i mostri generati nella nostra epoca, definita da Antonio Gramsci come quella in cui “il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”, saranno scomparsi ed il lavoro di quegli storici sarà quello di denunciare i loro crimini. Quegli storici, che noi probabilmente non vedremo, troveranno nel 2025 una mole di documentazioni capaci di descrivere il pervicace spirito criminale delle élite occidentali e la loro sfacciata ipocrisia, ed alcuni di questi scritti saranno: il rapporto di Francesca Albanese “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”, dove si descrive “marxianamente” la struttura proprietaria, il funzionamento e l’azione delle grandi corporation occidentali al servizio dello Stato di Israele nel genocidio di Gaza; oppure la stessa Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti firmata dal suo Presidente nel quale si descrive puntualmente obiettivi, mezzi e stile dell’Impero americano nella sua fase calante; oppure ancora lo Statuto del “Board of Peace”, ritorno all’epoca delle secentesche “Compagnie delle Indie” olandesi ed inglesi, aggiornate al neocolonialismo del XXI secolo. Tutti questi documenti verranno tuttavia sovrastati da un’autentica biblioteca mediatica del male, anch’essa inserita in un’antica tradizione, che ha come oggetto “il dossieraggio come strumento d’influenza politica”: gli “Epstein files”. Senza scomodare la figura di Joseph Fouché, ministro sotto il Direttorio e Napoleone, fondatore della polizia politica moderna, il quale disponeva di un dossier per ognuno dei principali protagonisti politici francesi ma anche alcuni stranieri, tra gli innumerevoli esempi contemporanei è sufficiente ricordare l’abbondante uso dei dossier da parte di Giovanni Giolitti come “instrumentum regni” per influenzare deputati e politici liberali del suo tempo, già ampiamente dediti al malaffare. Nello specifico, la vicenda Epstein appartiene a sua volta alla tradizione psicologica e culturale propria degli Stati Uniti, è un mostro che vive perennemente negli abissi morali di una classe dirigente profondamente malvagia e corrotta, che ogni tanto affiora alla superficie mostrando la sua enorme schiena bianca, e se vi viene in mente Moby Dick di Melville avete centrato il punto, e se abbiamo una Balena bianca abbiamo anche un Capitano Achab desideroso di catturarla, e questi sono i mass media occidentali che stanno cercando in tutti i modi di sviare l’attenzione della pubblica opinione sul significato reale dell’affare Epstein, sul filo che collega i punti di tale comprensione.
I files di Epstein
Quando un impero e sul viale del tramonto, e questo non significa affatto che è in procinto di cadere, come insegnano i due dioscuri della storiografia romana, Theodor Mommsen ed Edward Gibbon, il primo indicando nelle guerre civili del I secolo a.C, da Silla ad Augusto, il periodo in cui la spinta propulsiva dell’impero romano si esaurisce, ed il secondo descrivendo l’epoca imperiale come una lenta ed inesorabile decadenza che dà titolo alla sua maggiore opera, la sua classe dirigente si è sempre contraddistinta in atti immorali, criminali di diverso grado di efferatezza, e sempre impuniti perché impunibili, e vi è sempre stato un luogo simbolo di tali nefandezze. Ad esempio, se si visita la Villa Jovis dell’imperatore Tiberio a Capri, è consuetudine dare un’occhiata alla famosa rupe del “salto di Tiberio” raccontata da Svetonio (2), oppure se si visita il Castello di Lacoste in Francia, si odono ancora raccontare le famigerate gesta del marchese De Sade. La depravazione della classe dirigente di una società decadente è endemica, e non cambia affatto la tipologia di tali depravazioni che mirano spesso ad associare il sesso con la morte, le due emozioni estreme. Il mondo di Jeffrey Epstein, ed il suo luogo simbolico, la sua isola caraibica, rientra nella tradizione secolare descritta, da condannare moralmente ma tenendo presente che interpreta pienamente le segrete pulsioni delle élite dei nostri tempi, dando una risposta agli impulsi irrazionali di una classe dirigente che ormai ha perso ogni tipo di etica: sia essa religiosa, civile oppure filosofica. L’importanza degli “Epstein files” risiede nel fatto che riguardano esclusivamente la comunità della classe dirigente occidentale, che vede protagonisti capi di Stato come Donald Trump e Bill Clinton, magnati, finanzieri, intellettuali, compresi quelli radical chic che ci raccontano il mondo attraverso la lente liberal sinistrorsa come Noam Chomsky (3). Ecco che i mass media di regime sono chiamati ad intervenire per cercare di attirare l’attenzione il più possibile sugli elementi, certamente gravi, ma marginali per comprendere il reale scopo ed il significato degli Epstein files. Si pone l’attenzione morbosa su Jeffrey Epstein, il predatore sessuale che innanzitutto agisce per il suo piacere e che successivamente invita gli amici a partecipare; giustamente si pone altrettanta attenzione sulla sorte delle vittime, sul loro profilo, sulle conseguenze psicologiche degli abusi; infine si evidenziano i benefici relazionali personali che Epstein avrebbe ricevuto dalla condivisone delle sue perversioni sessuali con alcuni protagonisti della politica, della finanza e della cultura americana ed internazionale. Sullo sfondo, ma in veste di complice sottomessa, si abbozza la figura della sua compagna, Ghislaine Maxwell, che invece è il vero perno di tutta la vicenda Epstein. I mass media di regime, quindi, ci descrivono unicamente la bianca schiena di Moby Dick che affiora dall’acqua, senza accennare al resto del Capodoglio che deve restare immerso ed invisibile.
Il momentaneo arresto del principe Andrea
La Gran Bretagna del secondo dopoguerra assomiglia alla Repubblica di Venezia del XVII secolo: una ex metropoli imperiale che ha “recentemente” perso i propri dominii ma che possiede ancora le conoscenze, la tradizione diplomatica e soprattutto una residua ma rilevante capacità finanziaria. Nel XVII secolo la piazza veneziana non era più al vertice, ma erano i suoi capitali che contribuivano all’ascesa di Amsterdam prima e di Londra poi; la diplomazia veneziana non gestiva più i rapporti tra gli “Stati da Mar” e le potenze orientali, ma durante la pace di Westfalia del 1648 fu il principale strumento utilizzato dai belligeranti per chiudere definitivamente la Guerra dei Trent’Anni. Capita quindi che, all’interno del frastuono prodotto dai mass media per coprire il vero significato degli Epstein files, gli inglesi, che sanno perfettamente come “gira il mondo” di oggi, ci donino la reale chiave di lettura: maliziosamente o meno lascio ai lettori la decisione. Andrea Mountbatten-Windsor, ex duca di York, è il terzo figlio della defunta regina Elisabetta II, ed anch’egli, nella tradizione dei principi annoiati, depravati e mentalmente limitati era finito nella rete di Jeffrey Epstein. Venuto il suo nome alla conoscenza dell’opinione pubblica quale amico di Jeffrey e frequentatore dei suoi festini già a partire dal 2011, nel 2022 era stato privato dei suoi titoli principeschi, ma non di tutti i suoi privilegi, da parte dell’anziana sovrana per evitare di coinvolgere la famiglia reale britannica nel delicato momento dell’imminente passaggio di corona tra lei stessa ed il principe Carlo. La faccenda era quindi chiusa: nessuna indagine e nessun processo per abusi sessuali su minori; questo genere di reati non toccano un principe del sangue, nel solco della tradizione monarchica inglese e non solo. Tuttavia il 20 febbraio scorso la polizia inglese irrompe e perquisisce la dimora reale del principe Andrea e lo pone in stato di arresto per 12 ore allo scopo di interrogarlo. L’accusa? La trasmissione ad Epstein d’informazioni governative riservate: “nel novembre 2010 l’ex principe mandò all’amico i due rapporti sul viaggio di lavoro intrapreso poco prima in Cina, Vietnam, Hong Kong e Singapore che gli erano stati inviati da un suo stretto collaboratore, pochi minuti dopo averli ricevuti” (4). In questo articolo non ci interessa sapere se l’interrogatorio di Andrea si sia limitato al periodo ed all’incarico indicati dalle motivazioni del fermo, oppure se gli sono state fatte altre domande su periodi successivi oppure su politici inglesi i quali potrebbero ricoprire attuali ruoli di governo in considerazione delle recenti dimissioni di Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico a Washington e definito l’architetto del New Labour Party, l’aspetto interessante è che la polizia inglese ci fornisce la chiave di lettura della vicenda. Gli Epstein Files sono una preziosa raccolta d’informazioni riservate al massimo livello, estorte dal dinamico duo Epstein-Maxwell a rappresentanti apicali del mondo politico, economico, finanziario ed intellettuale. A questo punto la domanda sorge spontanea: Epstein riceveva questa mole di informazioni da amici devoti oppure da vittime ricattate? La risposta è ovvia ma occorre sostanziarla, perché tali informazioni erano utili al suo business di consulente finanziario solo in misura parziale.
Il ruolo di Ghislaine Maxwell e di Ehud Barak
Jeffrey Epstein fino agli inizi degli anni novanta era solo un giovane ambizioso appartenente alla comunità ebraica di New York ma di umili origini: la madre lavorava come collaboratrice scolastica, mentre il padre era impiegato come giardiniere: per l’alta società newyorkese egli era un perfetto sconosciuto. Ghislaine Maxwell era invece figlia di Robert Maxwell, proprietario del “Daily Mirror” e di importanti quote in note società editoriali come MTV Europe e la casa editrice MacMillan; i Maxwell erano tra le principali famiglie ebraiche in Inghilterra. Ghislaine Maxwell si trasferisce a New York agli inizi degli anni novanta in seguito alla misteriosa morte del padre avvenuta nel 1991, forse causata dalla sua attività per i servizi segreti e d’intelligence israeliani testimoniati dal fatto che l’editore fu sepolto niente meno che sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme, alla presenza del primo ministro Yitzhak Shamir, del presidente Chaim Herzog e di almeno sei capi dell’intelligence israeliana (6). A New York, la figlia Ghislaine frequenta l’alta società, viene invitata al matrimonio della figlia di Bill e Hillary Clinton, Chelsea, è amica di Donald e Melania Trump. Soprattutto, Ghislaine ha ereditato sia la rete di relazioni sia la parte operativa, che il padre gestiva per conto del Mossad (7). Una volta conosciuto il giovane rampante, capace e spregiudicato fino all’estremo Jeffrey Epstein, è lei che lo introduce nel gran mondo newyorkese e che gli fornisce i fondamentali contatti di alto livello per iniziare la sua attività di consulente finanziario. In altre parole, Jeffrey Epstein conosce Donald Trump tramite Ghislaine Maxwell e non il contrario. La Maxwell introduce Epstein anche nella sua rete d’intelligence di Tel Aviv ed è in questa veste che Jeffrey incontra il suo nuovo mentore, l’ex militare, poi ministro e capo di governo israeliano Ehud Barak, col quale stringe forti rapporti di collaborazione fino a concedergli l’uso di un suo appartamento a New York, nel quale il Mossad installa una propria base operativa (7). Ora possiamo scorgere più chiaramente il corpo del Capodoglio Moby Dick: Jeffrey Epstein era divenuto una spia del Mossad, sotto la supervisione di Ghislaine Maxwell e la protezione di Ehud Barak. Jeffrey organizzava nelle sue varie case e soprattutto nella sua isola caraibica orge e altre attività perverse allo scopo di filmare e documentare festini e di trasferirle al Mossad che a sua volta creava appositi dossier da utilizzare al momento opportuno. Tuttavia Jeffrey Epstein era solo l’agente operativo, quindi sacrificabile, e non l’ufficiale di collegamento con il Mossad, e questa è la ragione per la quale Epstein è morto in carcere il 10 agosto 2019, nelle classiche circostanze misteriose di tutte le “spy story” che si rispettano, mentre Ghislaine Maxwell è ancora viva, anche se rinchiusa in Texas, ed è pure vegeta, visto che si permette di ricattare la Commissione d’inchiesta del Congresso degli Stati Uniti sugli “Epstein files”, facendo dire al suo avvocato di essere disposta a rispondere alle domande dei parlamentari solo in cambio della grazia da parte di Donald Trump (7).
L’attacco all’Iran
Chris Hedges, da patriota americano illuminato, si pone sconsolato il quesito della ragione per la quale gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran, mettendo in pericolo le proprie basi militari in Medio Oriente, spaventando i regimi vassalli locali con la conseguenza di spingerli nelle braccia della Cina, soprattutto colpendo al cuore quello che rimane del sistema dei “Petrodollari” nel caso di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz. Hedges sfata la favola che circola anche in alcuni ambienti della critica marxista, che descrive Israele come una mera testa di ponte degli Stati Uniti in Medio Oriente, oppure come un “Dog of War” degli americani in quell’area. Questa falsa prospettiva poteva essere giustificabile fino all’amministrazione di Barak Obama, perché quel Presidente aveva firmato l’accordo nucleare con l’Iran nel 2015: tra Stati Uniti ed Israele vi era una stretta alleanza, dove la leadership albergava alla Casa Bianca. Con il primo mandato di Donald Trump, la successiva Presidenza di Joe Biden, e l’attuale secondo mandato di The Donald si è avviato e concluso un processo per il quale resta la stretta alleanza tra Washington e Tel Aviv, ma la leadership si è spostata alla Knesset. Dal 7 ottobre 2023 Israele dirige la politica estera degli Stati Uniti certamente nel Medio Oriente, e probabilmente anche nel resto del mondo. Israele influenza e controlla la leadership di tutto il Partito democratico, il suo partito negli USA come il PD lo è in Italia, ed il genocidio a Gaza perpetrato nel 2024 con il fattivo aiuto degli Stati Uniti e la compiacenza della UE ne è la prova provata. Israele influenza i Neocon che stanno nell’amministrazione Trump e che vedono il segretario di Stato Marco Rubio quale leader di fazione. Israele ha dimostrato di saper controllare anche The Donald, impresa tutt’altro che agevole, utilizzando uno strumento positivo ed uno negativo: quello positivo rappresentato dai milioni di dollari elargiti dalle potenti lobby sioniste negli USA, capitanate da Miriam Adelson, pubblicamente celebrata da Trump durante il suo discorso alla Knesset il 15 ottobre del 2025; quello negativo rappresentato dal potere ricattatorio che il governo israeliano può esercitare sulla Casa Bianca grazie agli Epstein files che il Mossad possiede integralmente da anni e che ha trasformato in dossier personalizzati, ed ovviamente ve ne uno anche per The Donald. Forse, l’unico settore della politica americana che Israele non ha ancora asservito è la fazione MAGA del Partito repubblicano guidato dal vice presidente J.D. Vance. Questa è la ragione per la quale Chris Hedges ed i critici della politica estera degli Stati Uniti fanno bene a sottolineare come vi sia qualcosa di eterodiretto dall’esterno nelle scelte di guerre “infinite” da parte degli USA, e soprattutto degli obiettivi scelti dal governo americano; fanno bene ad evidenziare che si tratta di scelte che non sono motivate dai reali interessi degli Stati Uniti ma da quelli di Israele che si serve della potenza militare americana per raggiungere i propri fini politici e strategici. Come europei, dobbiamo a nostra volta chiederci se il sistema di dossier non sia applicabile anche per i leader politici della UE. Ad esempio, i famigerati SMS che si sono scambiati Ursula Von Der Leyen e l’amministratore delegato di Feizer Albert Bourla circa le trattative per la vendita da parte di Feizer stessa dei vaccini ai paesi UE durante la pandemia da Covid-19 nel 2021 e che sono stati secretati dalla Commissione, sono solo in possesso della Von Der Leyen e dell’CEO di Feizer oppure anch’essi sono finiti negli archivi del Mossad visto che Bourla è un importante esponente della comunità ebraica greca? Questa ipotesi può aver inciso sull’atteggiamento di totale appoggio che la UE ha sempre tenuto nei confronti di Israele nel suo genocidio a Gaza? Quanti altri leader europei apertamente filo israeliani lo sono per convinzione personale oppure perché sanno che a Tel Aviv c’è un “File” anche su di loro? Queste sono alcune ragioni per le quali, a mio avviso, è corretto affermare che, finita l’era della Globalizzazione, è iniziata quella del Sionismo.
1-https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-chris_hedges__andare_in_guerra_di_nuovo_per_israele/39602_65573/
2- Svetonio, Vite dei Cesari. Tiberio
3-https://www.corriere.it/esteri/25_novembre_23/noam-chomsky-epstein-files-f62f1031-2f1e-4fed-a9c9-cffceedeaxlk.shtml
4- https://tg24.sky.it/mondo/2026/02/20/epstein-ex-principe-andrea-arresto-interrogatorio-news?card=6
5-https://www.ilsole24ore.com/art/chi-e-traditore-peter-mandelson-AI1ZKnaB
6-Gordon Thomas: Gideon’s Spies. The Secret History of the Mossad, p. 210
7-https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-epstein_oltre_la_fratria_e_leugenetica_il_potere_ha_nomi_soldi_e_catene_di_comando/45289_65433/
8-https://www.open.online/2026/02/10/jeffrey-epstein-ghislaine-maxwell-ricatto-grazia-trump/







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