La guerra di classe sotto le mentite spoglie della guerra alla droga

La guerra di classe sotto le mentite spoglie della guerra alla droga

di Vincenzo Paglione

Il 22 febbraio 2026, l’esercito messicano ha abbattuto Nemesio Oseguera Cervantes, alias “El Mencho”, leader del Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG). Più che una vittoria contro il narcotraffico, l’operazione – eseguita da forze speciali messicane con l’intelligence della CIA – ha offerto uno spaccato dell’architettura del potere capitalista in Messico. Non si è trattato di un semplice colpo di mano poliziesco, bensì di una resa dei conti tra fazioni della classe dominante e di una riorganizzazione forzata dell’apparato repressivo che garantisce l’accumulazione capitalistica.

Il bilancio è pesante, poiché si contano 25 elementi della Guardia Nazionale uccisi, oltre 70 vittime totali, 85 narcoblocchi in 20 stati, città paralizzate e Guadalajara – sede dei Mondiali del 2026 – trasformata in zona di guerra. La risposta del CJNG non è stato caos irrazionale, quanto piuttosto terrorismo di mercato, ovvero una dimostrazione di forza per rinegoziare le condizioni dello sfruttamento. Quando bruciano autobus e bloccano le autostrade, i cartelli non agiscono come comuni criminali, ma come capitalisti della violenza intenzionati a proteggere i propri circuiti di accumulazione.

La presenza della CIA nell’operazione, definita “strumentale” da fonti dell’intelligence statunitense per localizzare “El Mencho”, finisce per mettere in discussione la sovranità nazionale del Messico. Il paese, in realtà, non combatte il narcotraffico, dal momento che è l’imperialismo statunitense a riorganizzare le sue filiali locali. Ne è prova la Joint Interagency Task Force-Counter Cartel, creata nel gennaio 2026 sotto il Comando Nord degli Stati Uniti, che rappresenta la militarizzazione aperta del rapporto di dominazione, dove la “cooperazione” diventa un eufemismo per la subordinazione delle forze armate messicane ai dettami del Pentagono.

Intanto, sul fronte orientale dell’Ucraina, si consuma un capitolo altrettanto rivelatore. Dal 2024, membri dei cartelli messicani – in particolare del CJNG e de Los Zetas – si infiltrano nella Legione Internazionale ucraina sotto false identità con l’obiettivo non già di combattere l'”imperialismo russo”, ma di acquisire know-how militare da trasferire alla guerra di classe in Messico.

Il caso di “Águila-7” è paradigmatico. Si tratta di un ex membro del GAFE (l’unità d’élite dell’esercito messicano da cui disertarono i fondatori di Los Zetas) che nel marzo 2024 è stato registrato con falsa documentazione salvadoregna e ha completato l’addestramento con droni FPV presso l’Accademia Killhouse di Leopoli. I suoi istruttori ucraini hanno rilevato in lui una precedente esperienza in contromisure elettroniche e mimetizzazione termica, abilità che si acquisiscono solo nelle forze speciali statali.

Emerge così la dialettica della controinsorgenza, poiché lo Stato addestra i futuri nemici che poi sarà chiamato a combattere. Los Zetas, infatti, nacquero da disertori del GAFE addestrati da CIA e israeliani in tattiche di controinsorgenza per combattere le guerriglie in Chiapas e Guatemala. Oggi i loro successori perfezionano quelle stesse tecniche in Ucraina, finanziandosi con capitali illeciti, e le applicano in Messico utilizzando i metodi di guerra asimmetrica appresi nel Donbass.

SBU ucraina e CNI messicano hanno identificato una rete di imprese militari private – Grupo ROKA Seguridad, Protección Ejecutiva Maya, SEGURCOL SAS – che fungono da facciate per il reclutamento. Non siamo di fronte a semplici compagnie di sicurezza, bensì a nodi dell’economia criminale-militare in cui capitale legale e illegale si integrano seguendo la medesima logica di accumulazione. Il capitalismo della guerra alla droga genera così un mercato di forza lavoro militarizzata, dove il proletariato declassato – composto da ex soldati ed ex guerriglieri – vende la propria capacità di distruzione al miglior offerente.

Il fentanyl, droga sintetica prodotta massivamente da CJNG e Cartello di Sinaloa, rappresenta la perfezione capitalistica del narcotico in quanto pura merce, svincolata da coltivazioni, intermediari contadini e dipendenza territoriale. Le sostanze chimiche arrivano dalla Cina, i laboratori clandestini operano in Messico e la distribuzione avviene negli Stati Uniti, realizzando così una catena del valore globale che avvelena la classe operaia nordamericana mentre genera plusvalore straordinario per i capitali finanziari che ne riciclano i profitti.

Secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense, Ismael “El Mayo” Zambada – catturato nel luglio 2024 in seguito a un tradimento interno – controllava un impero che muoveva tonnellate di fentanyl e riciclava miliardi di dollari. I 15 miliardi di dollari in confische concordati nel suo patteggiamento non rappresentano una punizione, ma piuttosto un tributo feudale all’impero, ossia una rinegoziazione delle royalty che il capitale criminale deve corrispondere al capitale “legale”.

La crisi degli oppioidi negli Stati Uniti, con oltre 100.000 morti all’anno per overdose, non è un’esternalità del sistema bensì una necessità strutturale del capitalismo tardivo. La droga, infatti, funziona come l'”oppio dei popoli” aggiornato, dal momento che anestetizza le masse declassate, costituisce una fonte di rendita per le élite e fornisce il pretesto per la militarizzazione di territori strategici. Il fentanyl uccide lavoratori emarginati mentre giustifica budget militari miliardari e operazioni della CIA.

La designazione del CJNG come “organizzazione terroristica straniera” da parte dell’amministrazione Trump nel febbraio 2025 non costituisce una misura di sicurezza, quanto piuttosto una riclassificazione giuridica che apre la strada all’intervento militare diretto. Il terrorismo come categoria legale serve infatti a sospendere le norme del diritto internazionale, ad autorizzare uccisioni mirate e a legittimare la presenza di truppe statunitensi sul suolo messicano.

La “strategia del reyerta – ovvero l’abbattimento dei capi per destrutturare i cartelli – si è rivelata, una costante politica di riciclaggio del capitale criminale, immutata nonostante l’alternanza al potere. Le guerre interne per la successione – come quella che dissangua il Cartello di Sinaloa dal 2024 – rappresentano processi di concentrazione centralizzata in cui la competizione violenta seleziona gli organismi di accumulazione più efficienti.

Il governo di Claudia Sheinbaum, formalmente erede della politica degli “abbracci, non proiettili” di AMLO, si trova ora a gestire un’operazione militare – come quella che ha portato all’uccisione di “El Mencho” – che nei fatti segna una continuità con le amministrazioni precedenti. Il coordinamento con la CIA nell’azione contro il capo del CJNG rappresenta infatti il ritorno alla logica calderonista (PAN), seppur sotto un esecutivo formalmente progressista. Emerge così la natura della sinistra istituzionale messicana, che si rivela amministratrice di un capitalismo dipendente e strutturalmente incapace di sottrarsi alla subordinazione all’impero nordamericano.

L’adozione di droni FPV da parte dei cartelli – tattiche importate dall’Ucraina – rappresenta la democratizzazione tecnologica della violenza di classe, poiché con meno di 400 dollari un drone kamikaze può eliminare obiettivi corazzati che un elicottero militare da milioni di dollari fatica a contrastare. Questa asimmetria inverte la correlazione delle forze, dal momento che il capitale criminale, più agile di quello statale, adotta le innovazioni più rapidamente.

A Tijuana, nel gennaio 2026, droni esplosivi hanno attaccato la procura statale, mentre a Chihuahua imboscate con droni hanno ferito militari messicani. Non si tratta di atti terroristici isolati, bensì di tattiche di guerriglia urbana apprese sui campi di battaglia ucraini e applicate nel territorio nazionale come prova generale di insurrezione criminale.

Ugualmente rivelatrice è la proletarizzazione del sicariato, dal momento che le reclute del CJNG provengono dalla riserva industriale di disoccupati: giovani dei quartieri emarginati, ex contadini espulsi dall’attività mineraria e dall’agroindustria, ex militari scartati dalla “professionalizzazione” delle forze armate. Il narcotraffico, lungi dall’essere un’anomalia, costituisce un’industria che riassorbe la forza lavoro superflua nel capitalismo periferico.

I documenti desecretati del caso Epstein nel 2025 rivelano connessioni che travalicano lo scandalo sessuale. Testimonianze sotto giuramento menzionano infatti riunioni a Puerto Vallarta e Ciudad Juárez in cui Epstein, funzionari dell’ambasciata statunitense e presunti membri del Cartello di Sinaloa discutevano “strategie di marketing” che includevano operazioni di traffico sessuale. Lungi dall’essere aberrazioni individuali, questi incontri rappresentano nodi della rete transnazionale di accumulazione primitiva. Traffico di droga, traffico sessuale, riciclaggio di denaro e intelligence statale formano un complesso industriale in cui i confini tra capitale legale e illegale si dissolvono. La CIA non si limita a “collaborare” con il narcotraffico, ma è parte dello stesso apparato di dominazione di classe, e utilizza reti criminali per operazioni che lo Stato non può eseguire apertamente.

La cattura di “El Mayo” Zambada nel luglio 2024 – orchestrata con l’inganno da Joaquín Guzmán López, figlio di “El Chapo” – e la sua successiva dichiarazione di colpevolezza nell’agosto 2025 vanno lette non come un trionfo della giustizia, bensì come una resa dei conti tra fazioni del capitale. Zambada, che controllava il Cartello di Sinaloa dal 2016, rappresentava infatti una struttura orizzontale di potere che ostacolava la concentrazione verticale richiesta dall’impero per controllare i flussi di fentanyl.

Il narcotraffico messicano non costituisce un problema di “pubblica sicurezza”, ma rappresenta un modo di produzione capitalista che articola diverse dimensioni: innanzitutto l’accumulazione tramite esproprio in territori strategici come Michoacán, Jalisco e Guerrero; in secondo luogo l’esportazione di plusvalore verso il mercato imperiale statunitense; poi il reinvestimento in mezzi di violenza come droni, mercenari e corruzione istituzionale; e infine l’integrazione con il capitale finanziario transnazionale attraverso banche nei paradisi fiscali, criptovalute e società fittizie.

La guerra alla droga costituisce l’ideologia di legittimazione che occulta questa realtà, poiché permette la militarizzazione della vita sociale, la sospensione delle garanzie costituzionali e la subordinazione delle forze produttive nazionali ai dettami del capitale imperiale. Ogni operazione “di successo” contro un capo, realizzata con il supporto della CIA, non indebolisce il narcocapitalismo ma anzi lo rafforza, selezionando organismi più efficienti, più tecnificati e più integrati nella logica del valore.

La recente morte di “El Mencho” non segna la fine di un’epoca, bensì la transizione a una fase superiore di concentrazione. Il CJNG, ora disorientato, verrà presumibilmente assorbito o sostituito da strutture più adattabili. La violenza che scuote Jalisco non rappresenta anarchia, quanto piuttosto la ristrutturazione del mercato criminale in cui il capitale della violenza cerca nuove forme di valorizzazione.

L’unica via d’uscita emancipatrice non passa per la “legalizzazione” liberale – che si limiterebbe a integrare il narcotraffico nel capitalismo formale – né per la militarizzazione statale – che rafforzerebbe l’apparato repressivo dell’impero. Richiede invece l’organizzazione autonoma dei proletari rurali e urbani contro l’esproprio, la costruzione di un potere popolare che smantelli i circuiti di accumulazione capitalistica – siano essi legali o illegali – e l’articolazione internazionalista contro l’imperialismo nordamericano, dal momento che è quest’ultimo a strutturare il narcocapitalismo messicano come periferia dipendente.

Il nemico, in conclusione, non è “El Mencho” né il CJNG, bensì il sistema di produzione e dominazione di classe che li genera, li riproduce e li sacrifica quando non servono più all’accumulazione del capitale.

__________

Fonti:

– Univisión. “El Gobierno de México da detalles sobre el operativo donde murió ‘El Mencho'” (23.02.2026).

– El País (Edición México). “La muerte de Nemesio Oseguera, ‘El Mencho’, en vivo” (24.02.2026).

– El País (Edición México). “La Secretaría de Defensa confirma que colaboró con Estados Unidos en el operativo contra El Mencho” (23.02.2026).

– The Nevada Independent (Edición Español). “Qué saber acerca de la muerte del líder del Cártel Jalisco, y sus consecuencias” (24.02.2026).

– Telemundo. “‘El Mayo’ Zambada se declara culpable en una corte de Nueva York y pide perdón” (26.08.2025).

– The New York Times (Edición Español). “El Mayo Zambada se declara culpable de narcotráfico” (25.08.2025).

– El Universal (México). “Reportan presencia de cárteles mexicanos en Ucrania; narcos se enlistan en la guerra para perfeccionar manejo de drones” (17.08.2025).

– El Español (España). “El ejército de Zelenski, paraíso para el narco latino” (24.11.2025).

– Escenario Mundial. “Inteligencia mexicana confirma que cartel narco se entrenó en Ucrania para usar drones explosivos” (08.09.2025).

– Al Mayadeen (Español). “De México a Ucrania: narcos infiltrados en la Legión Internacional” (20.08.2025).

– Teletica (Costa Rica). “¿Presencia de cárteles mexicanos del narcotráfico en el frente de Ucrania?” (21.08.2025).

– RT en Español. “Ucrania recluta a ‘sicarios de cárteles de México y Colombia’” (2025-08-10).

Diario Red. “Transferencia de guerra: drones, Ucrania y la mutación militar del narcotráfico mexicano” (04.02.2026).

 

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