di Nunzia Augeri – Alessandra Ciattini
Il resoconto dei lavori della mattinata del primo giorno del congresso nazionale fondativo del Pcup, svolto a Roma il 24 e 25 gennaio.

Tutti a Roma, e questa volta si fanno le cose in grande: l’appuntamento è al Centro Congressi Cavour, vicinissimo alla Stazione Termini, comodo quindi per chi arriva in treno, ampio e funzionale. L’appuntamento è fissato il mattino alle 9,30, ma già prima delle 9 la sala ferve come un alveare d’estate: alcuni compagni sono indaffarati a preparare l’ambiente, stendendo un telo rosso e lo striscione del partito sul palco, fissando alle pareti le bandiere dei paesi rivoluzionari e amici, Cuba, Cina e Palestina in primo piano. Altri indugiano fuori, sul marciapiede, con il favore del mite inverno romano, felici di ritrovarsi fra vecchi e nuovi compagni.
Sono convenuti da tutta Italia 140 delegati e circa 100 invitati: la presenza delle compagne arriva al 30% del totale, molte sono le teste canute, ma a ben guardare almeno la metà, se non più, dei convenuti è giovane e aitante. La riunione inizia senza fanfare e senza cerimonie; al tavolo della Presidenza si insediano i compagni Salvatore Catello, Alessandro Facchinetti, Gianni Favaro, Michelangelo Tripodi, le compagne Laura Baldelli e Monica Natali. ll compagno Favaro, attento e misurato come da tradizione piemontese, dopo la conferma di nome e simbolo del nuovo Partito, procede immediatamente a porre in votazione le due commissioni che dovranno iniziare subito i lavori: vengono approvate la Commissione elettorale, che risulta composta da Salvatore Catello, Lorenzo Fascì e Sale Francesco, e la Commissione politica composta da Gianmarco Pisa, Alessandro Facchinetti e Nanni Marcenaro.
Mentre le due Commissioni si ritirano per iniziare il loro lavoro, prende la parola Alessandro Pascale, incaricato della relazione introduttiva. Piace vederlo prima che ascoltarlo: la sua figura giovane, il suo atteggiamento calmo e cordiale, la forza pacata che da lui emana, sono la rappresentazione immediata del futuro che ci auguriamo per il partito. Per la relazione, come sarà per gli interventi, i tempi sono ovviamente contenuti: il discorso di Pascale entra immediatamente nell’analisi della realtà contemporanea prendendo posizione contro la Nato e l’Unione Europea, giudicando l’operazione speciale della Russia in Ucraina come un atto di sopravvivenza, non di imperialismo, giacché l’unico imperialismo esistente è quello degli Stati Uniti, oggi messo in pericolo dalla formazione dei Brics con a capo la Cina. Sottolinea l’operazione manipolatoria condotta dalla borghesia per ottenere il controllo egemonico sull’informazione e sulla storia, in modo da forgiare le coscienze, giacché chi controlla il passato controlla il futuro. Passando alla situazione italiana, Pascale sottolinea come il governo di centro-destra e l’opposizione della cosiddetta “sinistra” di fatto coincidano sulla questione più importante, cioè la guerra e le misure antipopolari di repressione del dissenso e di attacco allo stato sociale. Il nostro compito è perciò quello di chiamare a raccolta i comunisti sparsi e frammentati e intercettare le masse sfiduciate, per ricostruire un partito leninista e gramsciano. I vari partiti che oggi in Italia si definiscono comunisti si sono dimostrati non adeguati, e questo nuovo Partito che stiamo per costituire pure non è un mezzo adatto ad affrontare la difficile realtà italiana: siamo pronti a scioglierci a favore di una più ampia ricomposizione comunista in grado di affrontare la sfida elettorale, giacché è necessario tornare all’interno delle istituzioni, negli spazi pubblici, per dare voce e peso mediatico alle nostre posizioni.
Dopo la relazione di Pascale – che è stata accolta non solo da scroscianti applausi, ma da convinti apprezzamenti – si aprono gli interventi. Il primo è il compagno Nicola Limoncino, dalla Calabria, il quale ovviamente richiama la difficile situazione del meridione, mentre Silvano Ceccoli, da Genova, sempre in relazione alla situazione italiana, individua nell’antifascismo e nella difesa della Costituzione – sui due versanti delle strutture dell’ordinamento statuale e dei diritti sociali in essa previsti – i punti di forza su cui far leva per lottare contro la guerra e recuperare il protagonismo dei lavoratori italiani. Il compagno Vladimiro Merlin di Milano, rammentando la non felice esperienza di Rifondazione comunista, invita ad aggregare le forze su una base politica omogenea e sottolinea le difficoltà con cui ci si scontra nel processo di radicamento sociale; l’unico rimedio che indica per ora è soltanto il nostro sforzo di militanza. Interviene poi il compagno Francesco Galofaro, docente dello Iulm di Milano, con un intervento tanto importante che già si ritrova pubblicato integralmente su “Futura Società”.
Non è prevista alcuna interruzione dei lavori per il pranzo: gli interventi si susseguono, ma i compagni e le compagne che si allontanano per rifocillarsi – se perdono qualche interessante intervento – non perdono certo il tempo, giacché la sosta permette di intrecciare rapporti che saranno utili per il lavoro successivo.
Uno dopo l’altro hanno preso la parola numerosi delegati provenienti dalle varie regioni del nostro Paese: Piemonte, Calabria, Marche, Lazio, Campania, Toscana,etc. Diversi delegati hanno preso spunto dalla relazione introduttiva di Alessandro Pascale, sviluppandone i contenuti riguardanti il complesso scenario internazionale e la difficile situazione del nostro paese, nel quale negli ultimi decenni i lavoratori hanno perso in maniera significativa il loro potere di acquisto, i loro diritti acquisiti tramite le lotte degli anni passati e si trovano attualmente dinanzi ad un governo esplicitamente di destra, guerrafondaio, antipopolare che non promette nulla di buono per loro e le loro famiglie. Molti si sono soffermati sulla grave decadenza del sistema scolastico e formativo (dalla scuola all’università), vittima negli ultimi decenni di controriforme, e del sistema sanitario pressoché distrutto dagli tagli, dalle privatizzazioni e dagli interessi corporativi. Hanno anche sottolineato l’insignificanza e l’inconsistenza dell’attuale dibattito politico, cui partecipano figure del del tutto inadeguate a coprire il loro ruolo dirigente e del tutto asservite al blocco euro-atlantico.
Tutti hanno rimarcato che il nuovo partito è aperto a tutti quelli che si sono allontanati dalla politica, che non hanno votato o che fanno parte delle altre organizzazioni comuniste oggi esistenti, perché nell’attuale pericolosa situazione internazionale è assolutamente indispensabile costruire una forza compatta allargata a tutti coloro che sono stati ferocemente colpiti dalle misure neoliberiste, che dissentono fortemente da esse e che guardano ad una forma di società diversa, basata sul rispetto reale di quei diritti sgorgati dal lungo processo storico della società europea, sulla cooperazione, sull’uguaglianza e sulla solidarietà sociale.
Ovviamente il sottinteso di questa prospettiva è che la libertà cui si aspira non è quella formale della cosiddetta democrazia liberale, che consiste essenzialmente nella libertà d’impresa e quindi nel dare mano libera a quei pochi, che hanno ottenuto e potranno continuare ad ottenere profitti sfruttando il lavoro altrui. Si tratta piuttosto della libertà coniugata con l’uguaglianza, con la garanzia di dare ad ognuno la possibilità di vivere in maniera degna e di attuare come agente politico consapevole, in grado di scegliere tra le varie tendenze politiche e di sviluppare tutte le proprie capacità.
Di grande interesse è stato anche l’intervento di Michelangelo Tripodi dalla Calabria, che ha ripercorso la storia del PCI, ribadendo la necessità della costituzione di una forza politica non settaria, che sappia orientare e mobilitare le masse contro il blocco politico dominante neoreazionario a livello internazionale e internazionale, perché giustamente a suo parere solo esso può costituire una barriera alle derive bellicista ed autoritaria verso cui ci stiamo dirigendo.
La linea politica del nuovo partito si caratterizza per il realismo con cui si guarda alle relazioni internazionali, nelle quali l’imperialismo impazzito degli Usa, ormai in grave decadenza, intende apertamente intimidire, anche bluffando, tutti quei paesi che tentano di sottrarsi alla loro dannosa sfera di influenza. Basti citare l’operazione terroristica con cui si è sequestrato il presidente del Venezuela, alla minaccia di blocco navale contro Cuba e di attacchi miliari contro l’Iran. A questo imperialismo impazzito si oppongono con risposte politiche sensate e misurate Paesi come la Cina e la Russia, che evitando di urlare come fa il senescente Trump, di fatto pongono un freno alla prepotenza e all’arroganza, ormai non più nascoste ma conclamate e apertamente dichiarate tanto da scandalizzare i leader “democratici” europei. Nello stesso tempo si relaziona alle linee politiche di altri partiti a livello internazionale, come l’American Communist Party ed ha accolto il saluto delle rappresentanze diplomatiche di quei Paesi che condividono la sua stessa strategia politica antimperialista. Sono intervenuti anche gli invitati al congresso che hanno arricchito con le loro analisi il dibattito.
Terminati gli interventi, si è poi proceduto alla votazione dei documenti politico e programmatico e dello statuto, con relativi emendamenti. Si è quindi passati all’elezione degli organismi dirigenti: il comitato centrale, il segretario generale e il presidente del comitato di garanzia e controllo.
Per acclamazione è stata approvata l’indicazione come segretario del Partito di Fosco Giannini, che in questi ultimi anni ha dedicato energie e tempo alla fondazione del nuovo partito.
Successivamente si è riunito il Comitato centrale che ha approvato la proposta di segreteria avanzata da Giannini, all’interno della quale il ruolo di vicesegretario è stato affidato a Salvatore Catello.
Un aspetto importante della giornata è stata la possibilità che tutti i partecipanti hanno avuto di conoscere e stabilire significative relazioni tra di loro per sviluppare una rete di contatti utilissimi per l’organizzazione delle prossime iniziative e mobilitazioni, assolutamente necessarie in questo momento storico.







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